Una miscela di irresponsabilità e superficialità all’origine della tragedia di Corinaldo

Una miscela di irresponsabilità e superficialità all’origine della tragedia di Corinaldo

L’inchiesta della Procura di Ancona va avanti su più fronti. Sono in corso nuovi accertamenti tecnici all’interno e all’esterno della discoteca Lanterna Azzurra

ANCONA – Per la tragedia di Corinaldo sono, al momento, indagate otto persone: oltre al diciassettenne sospettato di aver spruzzato lo spray urticante (interrogato martedì pomeriggio dal Procuratore per i minorenni) ce ne sono altre sette: i tre gestori della discoteca Lanterna Azzurra (Francesco Bertazzi – che è il rappresentante legale – ed i soci Quinto Cecchini e Carlantonio Capone) ed i 4 proprietari della struttura che ospita la discoteca.

Le indagini non sono semplici, anche perché non sempre le versioni fornite, soprattutto nelle prime ore, concordano. Ma gli investigatori, coordinati dalla Procura della Repubblica di Ancona, stanno cercando di sistemare tutto il mosaico che si prospetta davanti per rispondere a tutte le domande possibili. Soprattutto per far sì che una tragedia di questo genere non si possa più ripetere.

Molti, ancora, gli accertamenti tecnici da compiere. Alcuni riguardano la struttura, le uscite di sicurezza, il loro funzionamento. E, soprattutto, quella pericolosa rampa, protetta da balaustre arrugginite che hanno ceduto, facendo cadere tanti ragazzi l’uno sopra l’altro. Rampa che si trova subito dopo l’uscita di sicurezza della parte posteriore dell’edificio, con degli scalini che finiscono su una piccola piazzola, delimitata da un cancello che, venerdì sera, a quanto sembra, era chiuso.

Ed a tal proposito la magistratura anconetana dovrà anche accertare i motivi per i quali la Commissione di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo ha accettato la presenza di un’uscita di sicurezza che confluisce su una rampa in pendenza, per giunta seguita da scalini, lungo un percorso delimitato da due balaustre.

Ma l’attenzione dei magistrati della Procura di Ancona è anche posta sulla documentazione – molti fascicoli sono stati sequestrati nelle ultime ore dai carabinieri – che racconta la lunga storia dei locali di Madonna del Piano, realizzati come magazzini per ospitare attrezzature agricole e trasformati nel tempo prima in una balera, ove si ritrovavano nei fine settimana alcune centinaia di appassionati del liscio, poi nella discoteca di oggi, capace di ospitare moltissime persone, in occasione di eventi di notevole richiamo come quello di venerdì, che annunciava la presenza del trapper Sfera Ebbasta.

Ed un altro punto centrale degli accertamenti in atto è proprio quello sul numero delle persone presenti all’interno della Lanterna Azzurra la notte della tragedia.

Ci sono inoltre gli accertamenti inerenti la natura e la diffusione della sostanza urticante che ha dato il via al fuggi fuggi generale ed alla calca finita poi in tragedia. Tanti ragazzi hanno raccontato di un odore acre, di occhi che bruciavano, di senso di nausea. Un po’ troppo per pensare soltanto allo spruzzo di spray al peperoncino da una bomboletta. Per questo, su disposizione dei magistrati anconetani, i tecnici dovranno controllare anche tutti gli impianti della discoteca: da quelli per il ricambio dell’aria, a quelli per il condizionamento, per finire a quelli che producono il fumo per gli effetti scenici.

Un’inchiesta complessa, abbiamo detto. E non si esclude che, con il passare dei giorni, il numero delle persone indagate, possa anche aumentare.

Nelle foto: l’ingresso della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, controllato dai carabinieri, subito dopo la tragedia di venerdì notte; la calca fuori dall’uscita di sicurezza posteriore, pochi istanti prima della tragedia; le scarpe rimaste abbandonate nel piccolo piazzale che non è riuscito a contenere tutti i giovani in fuga; i rilievi dei carabinieri del Ris sulla rampa posta subito dopo l’uscita di sicurezza posteriore, due ore dopo il cedimento delle balaustre e la morte di sei giovani, sulla destra si può notare il cancello che era rimasto chiuso al momento del fuggi fuggi; sotto l’uscita di sicurezza – e la rampa in pendenza – con i sigilli dei carabinieri dopo il sequestro della discoteca

 

 

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