Vaccinazioni, braccio di ferro tra l’Asur e l’avvocato Paradisi: “Serve una certificazione scritta”

Vaccinazioni, braccio di ferro tra l’Asur e l’avvocato Paradisi: “Serve una certificazione scritta”

SENIGALLIA – Non si placa la polemica sulle vaccinazioni. Dopo l’intervento dell’avvocato Roberto Paradisi – pubblicato l’altro giorno – in cui si diceva, con molta chiarezza, facendo riferimento al caso di una bambina operata al cuore, che la vaccinazione non può diventare foga ideologica, oggi arriva la replica della dottoressa Daniela Cimini, direttore UOC Prevenzione e Profilassi delle Malattie infettive del Dipartimento di Prevenzione Av2 ASUR.

“Pur nella volontà di rispettare la privacy di ogni nostro bambino, mi trovo costretta ad intervenire – scrive la dottoressa Cimini -, per fare chiarezza, quanto mai opportuna quando parliamo di vaccinazioni visto il clamore mediatico e le tante opinioni discordanti (la scienza è sempre vera che ci si creda o no).

“Qualsiasi atto vaccinale è un atto sanitario sottoposto ad una rigorosa valutazione da parte di chi lo esegue. Quando dalla valutazione anamnestica, o da un colloquio prevaccinale, emergono elementi clinici degni di essere approfonditi, l’iter operativo è proprio quello di mettere in campo ogni sforzo per comprendere esattamente la situazione clinica del bambino.

“Questa procedura – scrive sempre la dottoressa Cimini – ha due finalità estremamente importanti:

  • Riconoscere la presenza di una controindicazione ad eseguire le vaccinazioni previste. Questo serve a non effettuare le vaccinazioni quando queste non possono essere effettuate, temporaneamente o definitivamente.
  • Escludere false controindicazioni (situazioni cliniche che non rappresentano una controindicazione). Questo serve a far sì che i bambini che possono essere vaccinati siano effettivamente protetti nel miglior modo possibile.

“Nell’eseguire questa valutazione, che talvolta richiede approfondimenti, confronto con il medico pediatra dei nostri bambini, in alcuni casi consulenze specialistiche, facciamo riferimento alle linee guida specifiche emanate dal Ministero della Salute . “Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni  2018” approvate dal NITAG (National Immunization Technical Advisory Group) e dal Consiglio Superiore di Sanità con il contributo di 16 Società Scientifiche.

Rassicuriamo su un fatto certo: procediamo nell’effettuazione delle vaccinazioni quando siamo certi che non vi siano controindicazioni e la finalità è quella di proteggere nel miglior modo possibile i nostri bambini. I bambini che non possono essere vaccinati devono poter contare su tutti gli altri bambini che, non avendo controindicazioni, possono essere vaccinati.

“Spiace arrivare alla diffida, ma il confronto con i genitori che ritardano le vaccinazioni rispetto al calendario vaccinale si avvia già dal mese successivo al primo “appuntamento  mancato”, fissato dal Piano nazionale nel terzo mese di vita del bambino.

“Non vogliamo soffermarci sul caso specifico ma facciamo generalmente notare che un “intervento cardiochirurgico” non controindica le vaccinazioni pediatriche. Rassicuriamo anche sul fatto che nel caso specifico  è stato effettuato  un confronto con gli specialisti che hanno eseguito l’intervento.  Nel caso specifico, dunque, non ci sono controindicazioni alle vaccinazioni, ritardare le vaccinazioni o non eseguirle significa non proteggere un bambino da malattie infettive potenzialmente molto dannose.

“Va da sé che la famiglia di un bambino che può essere vaccinato perché non ci sono controindicazioni ad effettuare le vaccinazioni ha diritti e doveri: il diritto di ricevere le vaccinazioni del calendario vaccinale in modo attivo e gratuito, per proteggere nel miglior modo possibile ogni bambino con le migliori armi preventive a nostra disposizione, ma anche il dovere – conclude la dottoressa Cimini – di sottoporre i propri figli a vaccinazioni obbligatorie”.

Immediata la replica dell’avvocato Roberto Paradisi, legale della famiglia della bimba coinvolta in questa vicenda. “La risposta della Asur sul caso della bimba operata al cuore è una non-risposta. Il punto – afferma l’avvocato Roberto Paradisi – non è stabilire quali siano le regole generali sui vaccini o cosa prevedano, in generale, le linee guida del Ministero. Il punto nodale è capire, nel caso specifico ed eccezionale, se vi siano o meno controindicazioni in riferimento all’intervento al cuore subito dalla bimba per il quale la famiglia ha inviato al Dipartimento di Prevenzione la relativa documentazione clinica.

“La famiglia ha chiesto – e continua a chiedere – non già mere e generiche rassicurazioni ma un atto preciso: una certificazione scritta degli specialisti che attesti che le vaccinazioni previste non comportino controindicazioni per lo specifico intervento subito. In assenza di tale certificazione scritta, nessun genitore accetterebbe di correre un rischio. Spiace constatare che la Asur ricorra a diffide formali e inviate con raccomandata invece di rassicurare (se vi sono le condizioni ovviamente) i genitori che formulano questiti per la salute della figlia minore.

“E non è vero – come pure appare dalla lettura della risposta che la dott.ssa Cimini ha fornito (dirigente medico che, peraltro, ha personalmente la mia stima) – che già dal terzo mese di vita della bimba era partito il confronto con i genitori. Non è vero per il semplice motivo che quando la bimba ha compiuto i suoi primi tre mesi non era stato nemmeno licenziato il decreto legge Lorenzin. Se poi, come rappesenta la Asur, è stato fatto un confronto con gli specialisti che hanno eseguito l’intervento cardiochirurgico, suscita quantomeno perplessità il fatto che non vi sia o non vi possa essere una attestazione medica scritta in cui si certifica l’assenza di rischi per la salute della bimba. Anzichè inviare diffide, andava e va inviata quella precisa e analitica certificazione. Che la Asur nemmeno oggi fornisce. Perchè i genitori hanno sì, per legge, il dovere di sottoporre a vaccinazione i figli ma hanno anche il dovere, ancora più pregnante –conclude l’avvvocato Roberto Paradisi -, e il diritto (come prevede la stessa legge 119/2017 che ha convertito il decreto Lorenzin) di adoperarsi in tutti i modi per accertare che non vi siano pericoli per la salute dei minori”.

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