Res Publica, le origini di Jesi mai raccontante tramite un media mai utilizzato

Res Publica, le origini di Jesi mai raccontante tramite un media mai utilizzato

JESI – Spesso accettiamo la realtà così come ci appare. Accade ogni giorno, anche nei confronti  del mondo, per piccolo che sia, nel quale ci muoviamo e di cui non conosciamo quasi nulla, a partire dalla storia. Muove da questa riflessione, l’idea di un’opera sulle origini storiche del Comune di Jesi, raccontate mediante video da distribuire attraverso lo strumento più diffuso dei giorni nostri: quello dei social media. Si intitola “Res Publica” ed è il progetto che sarà presentato, in anteprima, domenica 28 ottobre alle 17:30, presso il Museo Federico II di Jesi durante un convegno.

Vi parteciperanno, oltre agli autori, la storica Maria Cristina Zanotti, in veste di relatrice che arricchirà il racconto della “Jesi nel Medioevo”, e l’artista Giorgio Rocchegiani, con alcune delle sue opere più belle, come il Castel del Monte. Articolato in tre puntate, il primo social-documentario del territorio racconterà il processo che portò, dopo la fine del mondo antico, alla rinascita della città di Jesi e all’avventurosa conquista del Contado.  Diversi giorni di riprese, attraverso gli scenari più suggestivi della città, tutto condensato in meno di mezzora: un prodotto snello e accessibile, che vuole spiegare, soprattutto alle nuove generazioni, in modo semplice ma puntuale il processo di formazione della Jesi dell’era dei comuni. E lo fa con l’ausilio di una piattaforma largamente diffusa, per l’appunto quella dei social, di cui utilizza l’immediatezza di fruizione e la velocità. Sostenitori dell’iniziativa, diversi imprenditori e liberi professionisti: il gruppo Remax Aequitas, Zurich Insurance-Agenzia Recchi Pietro, Clabo spa, Paradisi Srl, Fotosam, Joy by Immagine.

Autori del programma la giornalista Chiara Cascio, l’esperto di Marketing Matteo Baleani e Marco Torcoletti, curatore dei testi e conduttore. «Si tratta di un lavoro sotto molti aspetti pionieristico – spiega Matteo Baleani – sia per la storia raccontata, sia per i mezzi di diffusione scelti. Abbiamo tenuto in considerazione il media, utilizzato per lo più sui piccoli schermi di uno smartphone, naturalmente predisposto per una fruizione mordi e fuggi e incline al rapido calo di attenzione». Secoli di storia, narrati in pochi minuti: «Res Publica non ha la presunzione di essere qualcosa di esaustivo, anche perché la ricerca va avanti e nuove scoperte potrebbero cambiare quanto sinora è stato possibile ricostruire – chiarisce Torcoletti – Questo documentario vuole più che altro offrirsi come un accattivante mezzo per suscitare interesse intorno alla nostra storia. Un modo, se vogliamo, per far crescere la consapevolezza riguardo al passato, le cui silenti testimonianze, sebbene ci circondino, restano spesso invisibili agli occhi della nostra mente».

 

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