L’opera dello scandalo ha lasciato silenziosamente Arcevia

L’opera dello scandalo ha lasciato silenziosamente Arcevia

La decisione è stata presa di comune accordo fra il sindaco Andrea Bomprezzi, la direttrice artistica di AR(t)CEVIA Laura Coppa e l’autore, l’artista Alt

ARCEVIA – Silenziosamente se n’è andata la Madonna di Alt, esposta alla XI edizione di AR[t]CEVIA. La decisione è stata presa di comune accordo fra il sindaco di Arcevia Andrea Bomprezzi, la direttrice artistica Laura Coppa e l’artista Alt.

Dopo averne bloccato l’accesso pochi giorni dopo l’inaugurazione, l’opera era rimasta collocata nella speranza che, una volta calmate le acque, ne fosse resa nuovamente possibile la visione. Possibilità negata, soprattutto a causa del clamore suscitato fra il pubblico arceviese che, nonostante non abbia visto l’opera contestata, si è prontamente e unitamente sollevato contro quello che è stato percepito solo come un atto blasfemo (ignorando tutto ciò che, realmente, l’opera raccontava).

Ritirata da Alt, la “Madonna” è ora in attesa di adozione, dopo le numerose proposte ricevute.

Non senza un velo di amarezza, tornano utili, dopo ben 26 anni, le parole dell’avvocato d’arte e professore Fabrizio Lemme che, nel 1992, in un articolo dal titolo “Arte d’avanguardia, arte oscena, arte degenerata”, pubblicato in occasione della mostra “Entartete Kunst” di Los Angeles (mostra esposta per la prima volta a Monaco di Baviera nel 1937, prima che le opere venissero occultate), scrive:

«Ai conservatori, tutto ciò che fa pensare, che stimola la riflessione critica, che aiuta a crescere, suona come pericoloso e preoccupante. Un popolo che si ciba di music hall, di “Beautiful” e, in genere, di spettacoli di pura distensione, può essere governato più agevolmente di quello che si nutra di intelletto. […] La libertà fa paura, anche perché impone a ogni uomo di cercare delle regole autonome ai propri comportamenti, e quindi, un’ampia sfera di autoresponsabilità, mentre le regole eteronome sono assai più comode e meno responsabilizzanti.

[…] Scegliere significa anche sbagliare, in buona o mala fede. Imporre significa sbagliare sempre, perché determina in altri l’abdicazione alla vita. Si potrà dissentire sulla valenza artistica […], ma occorre lasciare agli artisti e agli utenti la libertà, rispettivamente, di esprimersi e di selezionare. La seconda non meno della prima, perché è determinante per la crescita delle coscienze individuali e, dunque, per l’intero tessuto sociale».

Nelle foto: i preparativi per la partenza dell’opera

 

 

Ag – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.laltrogiornale.it