La leggenda dell’Orco’Sorzio, di Ciuffo e dello Sciapichetto…

La leggenda dell’Orco’Sorzio, di Ciuffo e dello Sciapichetto…

SENIGALLIA – Rovistando all’interno della soffitta di Nonna Belarda, abbiamo trovato questo scritto che narra gli eroi e le gesta di un tempo lontano.

E’ un documento fragile da maneggiare e leggere con cura. Lo rivolgiamo a voi cari lettori affinché lo conserviate e lo diffondiate ai posteri, non tralasciando nessuno dei vostri conoscenti.

Buona lettura!

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Cari amici lettori, quella che stiamo per raccontarvi è un’antica leggenda ambientata in un tempo in cui lungo i fiumi crescevano i boschetti, giocavano i bambini, si appostavano i pescatori, correvano i ciclisti e si nascondevano gli innamorati.

La natura cresceva rigogliosa con alberi di ogni tipo e uccelli e pesci e tassi e caprioli e Volpini e Martin Ciliegioni e istrici e docili serpenti.

Cento anni prima gli uomini di quella comunità avevano deciso che quel fiume non poteva allagare la propria valle ogni volta che le piogge fossero cadute copiose.

Gli uomini, guidati da geni civili, ricostruivano i muri, rinforzavano gli argini con reti metalliche, pietre, pali e cemento. Non paghi eliminavano tutta la vegetazione con mostri sempre più potenti.

Ma la natura, in pochi mesi ricresceva ostinata. Costruirono allora argini di terra, muri di pietre e portelle affinché tutto fosse regolato, preciso ed efficiente. Ma la natura caparbia si riprendeva il suo spazio. Così faceva ogni tanto anche il fiume che distruggeva o saltava quegli argini allagando le case e travolgendo tutto ciò che trovava lungo la sua corsa.

Dopo l’ennesima alluvione con morti, feriti e danni, il popolo, guidato dall’abile azzeccagarbugli Cane di Foglie, si arrabbiò molto ma molto. Tanti chiedevano la testa del suo Principe Ciuffo ma altrettanti, anzi qualcuno in più, lo confermarono come loro capo. Il re Gione Cerasuolo, il suo fido valvassore Sciapichetto, e Ciuffo non sapevano che pesci pigliare, e decisero di chiamare il più potente tra i cattivi, il supervendicattivo Orco’Sorzio un mostro inattaccabile al quale demandare tutte le gesta possibili contro il fiume. Mente di Orco’Sorzio era un altro azzeccagarbugli, di stazza superiore a Cane di Foglie, il superbo Peso Netto! Orco’Sorzio non se lo fece ripetere e, una volta libero nella sua furia devastatrice, decise che tutto ciò che era stato fatto fino ad allora andava distrutto e ricostruito.

O per lo meno ciò che i pochi denari del tempo, in realtà moltissimi, permettevano di fare.

Il popolo smarrito assisteva muto, le ferite ancora aperte impedivano di vedere con lucidità quanto stava accadendo. Perfino il più fiero oppositore di Ciuffo, Sarto il Piccolo, implorava che gli alberi fossero sradicati dagli argini, i muri fossero dipinti di verde e il tappo tolto dalla bottiglia! In quella calda estate, mentre il popolo danzava scodinzolando, il fiume fu devastato come volessero costruirvi un palazzo o una grande strada.

La polvere si sollevava lungo le sue sponde; vennero eliminate migliaia e migliaia di alberi con l’assenso di Ciuffo che, data l’urgenza e l’utilità dell’opera, non pose ostacoli.

In pochi giorni Orco’Sorzio rimosse le reti che altri orchi, prima di lui, avevano apposto con tanta cura; sradicò alberi giganteschi, girava e rigirava, muoveva e spostava le sponde ed i vecchi argini e pian piano si stava avvicinando alle porte della città.

Presto avrebbero inaugurato la 17^ corsia della Milano-San Gaudenzio, meglio nota come MI.SA., un’arteria all’avanguardia in cui auto ecologiche e a guida autonoma potranno viaggiare sospinte solo dalla forza delle acque.

Tutti osannavano alla Sicurezza. I ministri contro i neri. Gli amministratori contro i processi. Il popolo contro le acque. Gli scrittori contro le querele. Il fiume silenzioso, pavido taceva. Sapeva che anche questa volta avrebbe dovuto sopportare l’arroganza e la stupidità di uomini preposti. Sapeva che, finita l’orgia distruttrice, tutti se ne sarebbero andati per anni, almeno fino a quando la prossima alluvione non avrebbe ricordato loro la sua esistenza.

(Confluentol@)

 

 

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