L’ingegner Paolo Landi e la sicurezza del fiume Misa: “Serve una moderna strategia di pianificazione del bacino idrografico”

L’ingegner Paolo Landi e la sicurezza del fiume Misa: “Serve una moderna strategia di pianificazione del bacino idrografico”

SENIGALLIA – Secondo l’ingegner Paolo Landi, intervenuto al Consiglio Grande, “non si possono sperperare 22,5 milioni di euro, senza prevedere opere necessarie, insistendo invece su altre del tutto inutili, come le vasche d’espansione, frutto di una sbagliata vecchia visione politica”.
“Immaginate a Brugnetto, a 9 chilometri in linea d’aria dalla foce, per regimare la portata immediatamente a valle a 310 mc/sec, con una capacità di stoccaggio di 850.000 mc d’acqua, trascurando, oltretutto per assurdo, nuovi incrementi di portata da qui in avanti, conseguenti ai successivi afflussi, dovremmo avere un canale capace di assorbire quanto meno la minima portata dei 310 mc./sec, ma così non è perché la portata dichiarata è tra 250 e meno di 400 mc/sec che non garantisce, in nessun modo, un benché minimo grado di sicurezza, a fronte di eventi meteorici anche di modesta intensità e senza alcun giovamento dalle vasche d’espansione, totalmente inutili”.
“L’eventuale esondazione – secondo l’ingegner Poalo Landi – è determinata dalla sezione più debole con la portata caratteristica più bassa che annulla le migliori prestazioni delle altre sezioni e questa può essere ulteriormente condizionata e ridotta da altri fattori quali cedimenti arginali, interramenti, occlusioni e contrasto del mare risolvibili con interventi specifici mirati alle singole problematiche, che tuttavia non dovranno rappresentare la vera priorità da lasciare a un intervento generale risolutivo che mette in concreta sicurezza il sistema attraverso un processo di diluizione del volume di piena stirato e diffuso su un tempo più lungo e fondato sulla realizzazione di nuovi bacini permanenti diffusi in serie lungo la piana alluvionale, con le quote dl fondo più basse dei letti fluviali di prossimità e in grado di svuotarsi quasi completamente con un effetto di pre-piena, grazie a canali di derivazione capaci di reimmettere nel fiume più a valle e a quote più basse l’acqua anticipatamente evacuata ogni qualvolta è previsto un allerta meteo importante, lasciando il contenitore semivuoto e nuovamente pronto a stoccare e trattenere nuovi quantitativi dalla piena in arrivo.
Secondo l’ingegner Landi “si risale a questo concetto con il diagramma rappresentativo (nella foto) di due ondate di piena che attraversano una generica sezione dove in urdinata sono riportate le portate istantanee e in ascissa i tempi corrispondenti.
“Le campane in rosa e in giallo rappresentano 2 diversi volumi di piena che attraversano la sezione ma il rosa, se pur doppio del giallo, rimane ben lontano dal tratteggio in blu che indica il limite di portata dell’argine mentre il giallo lo supera abbondantemente determinando, con l’area sovrastata, il volume di tracimazione.
“Ciò – secondo Landi – è la conferma che la sola strategia valida per ridare sicurezza ai cittadini dal rischio alluvionale sta proprio nella capacità di diluire la massa di una piena su un arco temporale più esteso.
“La soluzione più auspicabile sarebbe di abbandonare il progetto in corso evitando di buttare a mare i 16 milioni di finanziamento finalizzati sull’unico scopo di prevenzione del rischio idrogeologico senza nessuna garanzia di successo, ricominciando da capo, sviluppando una più moderna strategia di pianificazione del bacino idrografico Misa-Nevola attenta a ricercare soluzioni più efficienti di difesa idraulica, abbinate ad azioni sinergiche di contrasto al rischio opposto di siccità prolungate con lo stoccaggio e la conservazione delle risorse idriche nei nuovi bacini diffusi, visti anche come aree diversificate da utilizzare per start up innovative tali da sostituire e incrementare le redditività agrarie preesistenti.
“I proprietari delle aree da concertare per le trasformazioni vanno invogliati anche con premialità che possano mettere in gioco la realizzazione di cascine armonizzate nell’ambiente da adibire ad attività ricettive.
“L’istituzione di un suggestivo parco agrario fluviale – conclude l’ingegner Paolo Landi – potrà essere di coronamento a un emergente filone del turismo naturalistico ambientale con ogni forma di percorrenza dolce lungo l’asta fluviale, dai camminamenti, alla ciclovia per finire ai percorsi equestri, spinta fino alle fonti interne e intervallata da ameni luoghi di ristoro prossimi ai nuovi laghi in una diversa ottica che non vede più il fiume come minaccia ma come straordinaria risorsa”.

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