Al Festival Hearth, a Piticchio di Arcevia, Franco Arminio ha presentato “Resteranno i canti”

Al Festival Hearth, a Piticchio di Arcevia, Franco Arminio ha presentato “Resteranno i canti”

 

di FABRIZIO ILACQUA

ARCEVIA – Nell’antico Castello di Piticchio di Arcevia all’interno della cornice del Festival Hearth, rassegna multidisciplinare dedicata all’equilibrio tra territorio e comunità, uomo e paesaggio, Franco Arminio ha presentato l’opera “Resteranno i canti”. Un lavoro tutto incentrato sul peso specifico che ha ogni singola parola. E proprio attraverso la parola l’autore mette in rilievo oggetti, li illumina e li sottrae all’oscurità e sempre grazie alla parola Arminio restituisce grandezza a luoghi e sentimenti.

Roberto Saviano ha definito Arminio “uno dei poeti più importanti del nostro paese, il migliore che abbia mai raccontato il terremoto e ciò che ha generato”.

Presentato da Riccardo Picciafuoco architetto paesaggista, Arminio poeta “paesologo”, per sua stessa definizione, parla del suo amore per la terra e il paesaggio e del complesso rapporto tra il paesaggio e il corpo della donna, filtrato dallo sguardo materno che non lo abbandona mai. Ma è tutto il rapporto col mondo che per Arminio ha un fascino particolare.

“Guardo il mondo – sottolinea il poeta – per curarmi, lo sguardo sul mondo ha per me valore terapeutico”.

Pian piano la conversazione scivola sui temi del rapporto tra locale e globale. Per Arminio “il pendolo della storia torna verso la terra, verso i paesi da cui ancora si possono ammirare le meraviglie della natura e tra queste meraviglie stanno al primo posto contadini, pastori e fornai che vivono il rapporto diretto con la natura, un rapporto pressoché simbiotico”.

È fondamentale il recupero di un rapporto differente tra l’uomo e il mondo e dunque occorre rovesciare tutto e capire, per dirla col poeta “che siamo ospiti di un mondo che va alla ricerca di un nuovo umanesimo, un umanesimo della terra e delle montagne”.

Il panottico con cui il poeta, infine, guarda il mondo è, dunque, completamente rovesciato: “Per me – ribadisce – la periferia è il vero centro, e la città è la periferia”.

 

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