La concia del maiale, un’occasione per far festa nel rispetto di un’antica tradizione

La concia del maiale, un’occasione per far festa nel rispetto di un’antica tradizione

di GIUSEPPE CRISTINI*

MONTEFELCINO – Fare festa con il “Lulla day”; della serie del maiale si perde solo il grido.

Siamo a Montefelcino, cantina Pagliari Giancarlo: dove, la compagnia del bar, l’associazione Meravill, assieme al gruppo del calcio, in occasione dell’antivigilia di Natale organizza una festa particolare. Innanzitutto  con lo spirito sano, di stare insieme, con il vino buono, l’olio nuovo e le carni di “Sua maestà il maiale”.

Per un anno, un esemplare di 240 kg, che ha vissuto allo stato brado in un  querceto recintato, si alimenta con orzo, pisello, favino e cece macinato, unitamente  alla naturale ghianda.

Per un intero anno (il maiale)  viene quasi coccolato, assieme ad altri 20 suini pesanti, che qui davvero possono trovare il benessere animale e la libertà di muoversi.

Poi come spesso  avviene nelle case contadine, uno di questi esemplari serve per alimentare la numerosa famiglia per tutto l’anno.

È  una festa culturale e di gruppo, ognuno dei ragazzi ha un ruolo ed è utile ad una causa.

Tutti attorno al maestro norcino Graziano (ex macellaio)  che alle soglie degli 80 anni ancora insegna questo mestiere ai ragazzi, e pare proprio che il giovane Paolo Pagliari abbia voglia e passione di seguire le orme del maestro.

C’è rispetto nella concia del maiale;  attorno al camino patriarcale si comincia con la preparazione della Coppa di testa,  “la  pallottina”  (una pasta di salsiccia meravigliosa), che ha vinto il premio per il miglior assaggio di carne;  e poi ancora i culatelli e (non il prosciutto) la goletta, il capocollo, il lonzino, la pancetta salata, i salami con e senza lardello, lo stinco, gli zampetti, e naturalmente lo strutto ed il lardo, che si usa in cucina.

Assolutamente da vedere la preparazione dei fegatelli con la rete,  la foglia di alloro, magari inseriti in uno spiedino. Una festa che si rinnova ogni anno e dove partecipa un intero paese, con tanti giovani che si ritrovano per socializzare e per scambiarsi gli auguri. Un modo bello e sano di vivere il passato, attorno ai valori contadini veri e puri e dove tutti partecipano ad una causa.

A fine serata anche  il maestro Graziano fa festa. Anche lui è soddisfatto e ci dice guardando negli occhi Paolo, “la tradizione continua”.

*Narratore del gusto e della bellezza

 

 

 

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