Area ex-Italcementi, a Senigallia una specie di triangolo delle Bermude

Area ex-Italcementi, a Senigallia una specie di triangolo delle Bermude

Leonardo Badioli (Meetup dell’Onda): “Ecco come una politica comunale ambiziosa ha contribuito a provocare il fallimento di un progetto, di un imprenditore e infine di una banca troppo politicizzata. E come i responsabili se ne sono tirati fuori”

di LEONARDO BADIOLI*

SENIGALLIA – La candidatura di Maurizio Mangialardi al parlamento nazionale cammina sul filo di una lama: di qua se la magistratura lo rinvierà a giudizio prima di gennaio, di là se il partito gli consentirà di mettersi sotto l’ombrello dell’immunità parlamentare. O reo o senatore, insomma.

Con questo non mancherebbe nulla al cursus honorum del nostro primo cittadino di quanto serve per mettersi seduto vicino a Verdini.

Un terzo caso qualora mancasse il non luogo a procedere o una candidatura all’Olimpo dei politici, sarebbe che restasse ancora sindaco di Senigallia per trasformarsi in Mangialardix, ossia nel sindaco dei sindaci dell’Unione Celtica Senone.

Sia come sia, il momento è quello giusto per fare un bilancio della continuità amministrativa che va da Luana Angeloni ai tempi nostri; un bilancio che sia breve e sereno, ma conclusivo di una gestione di un potere locale che, nel concetto e nei modi, vediamo arrivato al capolinea.

Sono tante le voci che hanno portato a questo rien ne va plus. Per il momento, torniamo a considerare la madre di tutti i fallimenti: l’operazione all’area ex Italcementi. L’idea, messa a punto dal precedente sindaco e proseguita dall’attuale, era di realizzarvi grandi opere – il Borgo delle Torri con Albergo a 5 Stelle, il ponte calatravamente sospeso sopra il porto per collegare i due lungomari e altre meraviglie – finanziandole con gli oneri di urbanizzazione. Il risultato è ben visibile tra porto e ferrovia: una voragine dov’era l’Italcementi e un’area compromessa da fondamenta pregiudizievoli di altri impieghi dov’era la Sacelit.

Ancora più grandi, però, sono le voragini che non si vedono: quella finanziaria e quella morale. Quanti anni sono passati da quando con enfasi veniva presentato il plastico di Senigallia futura? Non molti, ma sembrano un secolo. Protagonisti erano i vertici del triangolo Comune – Impresa – Banca. Un’intesa perfetta finché ha retto.

Ma appariva già chiaro nel 2014 – e il Meetup dell’Onda lo scrisse in tre memorabili interventi – che il costo dell’area, più volte aumentato nei passaggi di proprietà, e gli elevatissimi oneri imposti dall’Amministrazione comunale all’impresa, avrebbero fatto salire il prezzo finale degli appartamenti a un livello tale da renderli invendibili. Il fallimento di Banca Marche, poi, scavò la fossa più grande e profonda.

Eppure dell’intera vicenda non sono mai state rimarcate le dovute connessioni, che però tornano a galla come tema politico attuale nel momento in cui ci sono contrasti sul ruolo esercitato dalla Banca d’Italia. Il carteggio testimonia che ripetutamente questa aveva ammonito Banca Marche che non concedesse prestiti a imprese per operazioni immobiliari, sconsigliabili e troppo rischiosi dati i tempi di crisi. Banca Marche aveva invece abbondato in mutui e fideiussioni, tanto da illudere l’impresa che ne avrebbe ottenuti ulteriori. Sta di fatto che le passività del Borgo delle Torri risultarono per consistenza tra le principali cause del crack dell’istituto di credito marchigiano.

Area ex-Italcementi, a Senigallia una specie di triangolo delle BermudeLi abbiamo visti poi correre a smarcarsi dall’operazione e addirittura costituirsi parte lesa. Lo ha fatto l’Amministrazione Mangialardi reclamando danni per le opere non realizzate: trascurando però che l’imprenditore non le aveva realizzate proprio a causa del gravame eccessivo che il Comune gli aveva imposto in termini di oneri di urbanizzazione.

Per parte sua, la Fondazione Carisj  preferisce oggi scagliarsi sulla gestione commissariale della crisi, per la quale accampa fornitissime ragioni: ma come non pensare che proprio la Fondazione abbia rappresentato uno snodo rilevante tra politica e finanza al tempo in cui Banca Marche investiva male la propria (e dei risparmiatori) fiducia? È pur vero che il suo statuto non contempla l’esercizio di funzioni creditizie; ma se scopo della Fondazione sono la cultura e la filantropia, perché ai suoi vertici c’erano un Alfio Bassotti (confermato fino al 2021) e un Graziano Mariani, il curriculum dei quali li segnalava come amministratori e uomini di partito e non certo come uomini di cultura o benefattori dell’umanità? Perché, se oggi infuriano (giustamente) contro le cure da cavallo della Banca d’Italia, al tempo di Bianconi non hanno detto niente delle cause che le hanno indotte?

Sta di fatto che, finanziando Lanari, Banca Marche sosteneva anche i programmi dell’amministrazione senigalliese, che su quei finanziamenti faceva gran conto. Per parte sua, il Comune di Senigallia con una politica di grandeur fondata sulle condizioni concessorie (convenzionate, quindi legittime, ma ugualmente zavorranti) appesantì l’impresa il cui fallimento fu nello stesso tempo (con)causa e effetto del crack della banca regionale. Questa ci pare la valutazione che meglio spiega come sono andate le cose. Una specie di  triangolo delle Bermude.

Voragine finanziaria e voragine morale, abbiamo detto; perché poi al Comune di Senigallia non sono stati riconosciuti i risarcimenti richiesti; tanto che la stessa amministrazione ha armato un ricorso che ha anch’esso costi: per tigna, si potrebbe dire, e senza alcuna speranza a questo punto di cavarne alcunché.

Il risvolto positivo in tutta la vicenda sta proprio nel fatto che le opere non sono state realizzate e che l’intera operazione sia colata a picco. Perché questo vuol dire che l’area non è stata compromessa da un progetto non solo non supportato, ma anche sbagliato. Non serviva infatti in quel luogo un massiccio intervento edilizio abitativo. Non ci siamo dunque giocati il futuro, e certamente una più giusta e concreta proposta di utilizzo dell’area in relazione alle possibilità intrinseche in armonia con le aspettative della  città potrà essere avanzata da un governo comunale diverso da questo, non integrato con gli andamenti distorti della finanza e più rispettoso dei cittadini che servono e amministrano.

*Per il Meetup dell’Onda, sostenitore del Movimento 5 Stelle

 

 

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