A Urbino l’integrazione dei ragazzi stranieri passa anche attraverso i prodotti dell’agroalimentare

A Urbino l’integrazione dei ragazzi stranieri passa anche attraverso i prodotti dell’agroalimentare

A Urbino l’integrazione dei ragazzi stranieri passa anche attraverso i prodotti dell’agroalimentare

A Urbino l’integrazione dei ragazzi stranieri passa anche attraverso i prodotti dell’agroalimentare A Urbino l’integrazione dei ragazzi stranieri passa anche attraverso i prodotti dell’agroalimentareA Urbino l’integrazione dei ragazzi stranieri passa anche attraverso i prodotti dell’agroalimentare A Urbino l’integrazione dei ragazzi stranieri passa anche attraverso i prodotti dell’agroalimentare A Urbino l’integrazione dei ragazzi stranieri passa anche attraverso i prodotti dell’agroalimentare A Urbino l’integrazione dei ragazzi stranieri passa anche attraverso i prodotti dell’agroalimentare A Urbino l’integrazione dei ragazzi stranieri passa anche attraverso i prodotti dell’agroalimentare

di GIUSEPPE CRISTINI*

URBINO – Contaminazione di culture, tradizioni e costumi,  tra paesi differenti che possono incontrarsi e incrociarsi, attraverso il cibo e i prodotti preziosi e puri dell’agroalimentare.

La Casa del Pane di Fossombrone,  attraverso i titolari Roberto e l’altro socio Mario Pierleoni,  si erge a modello innovativo di integrazione, tra la nostra terra e quella del mondo arabo, realizzando un dolce in versione italiana che prende spunto dal dolce più tipico, tradizionale e storico dell’Egitto,“ la Barbusa” che in Italia verrà chiamata “torta del faraone”.

Il tutto  è avvenuto nel nuovo laboratorio di cucina e sotto la regia di Enaip che al centro “Il Pellicano” di Trasanni di Urbino, sta formando giovani minorenni di una comunità, che vogliono integrarsi e trovare propri spazi di vita nel territorio pesarese e Ducale.

Dolcezza e aromaticità nella prima versione “quella egiziana” più equilibrio e cremosità nella “versione italiana”. Questo è stato il giudizio generale;  con differenti leggerezze se,  invece del burro, usiamo dell’olio e l’acqua invece dello yogurt bianco.

Roberto della Casa del Pane si è dimostrato un leone di razza, che sa tirare a  se i ragazzi, con garbo e maestria. “Creare uomini principalmente attraverso le regole, il rispetto e una nuova professione che stiamo creando così ci dice Roberto chef della Casa del Pane”.

L’entusiasmo,  la voglia di fare e la praticità pagano più della teoria,  con mille  errori ancora da smussare, ma la base è buona e la pasta comincia a lievitare

Giovani minorenni egiziani, ma anche albanesi e italiani, ai quali vogliamo insegnare la vita e ad avere una personalità esistenziale prima, ed una professione poi; afferma Luca Lani, tutor del corso.

Si distingue fra tutti il giovane Raed che esclama: “Questo dolce è  famoso e antico;  e cucinandolo qui in laboratorio,  mi sembra con la mente di tornare nel mio Egitto. Oggi è un giorno bellissimo, sono felice”.

E parlando di modelli dolciari tipici dell’Occidente esclama ancora Roberto, lo chef: “Questo dolce  può creare curiosità nella gente,  è un po’ compatto ma è particolare, ed ha un grande interesse per il mondo arabo;   ed io ho rispetto massimo per questi gusti”.

“Viene messo in pratica – conclude Sergio Baldantoni, direttore del centro Il Pellicano – quello che è lo spirito del sistema duale,  che vede la forte collaborazione tra l’impresa formativa e quelle del territorio. C’è un forte coinvolgimento dei ragazzi, ed oggi le due culture dimostrano che possono coesistere, attraverso  interscambi culturali e momenti di crescita.

“Questo laboratorio di cucina, ma anche di idee,  si pone al servizio dei bisogni delle imprese della nostra terra e sarà aggiornato in base alle loro richieste”.

Così si fa formazione e integrazione. E le aziende stanno già apprezzando.

*Narratore del gusto e della bellezza

 

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