“Ecco perché diciamo no al depotenziamento e al declassamento dell’ospedale di Senigallia” 

“Ecco perché diciamo no al depotenziamento e al declassamento dell’ospedale di Senigallia” 

“Ecco perché diciamo no al depotenziamento e al declassamento dell’ospedale di Senigallia”

Il Comitato cittadino a difesa dell’ospedale prende posizione – con Massimo Bello, Francesca Fava e Corrado Canafoglia – per respingere la fine ingloriosa di una importante struttura sanitaria in nome di ragioni politiche ed economiche

“Ecco perché diciamo no al depotenziamento e al declassamento dell’ospedale di Senigallia”  “Ecco perché diciamo no al depotenziamento e al declassamento dell’ospedale di Senigallia”  “Ecco perché diciamo no al depotenziamento e al declassamento dell’ospedale di Senigallia” 

SENIGALLIA – La città si mobilita – e non potrebbe essere diversamente – per difendere il suo ospedale. Un ospedale al servizio di una comunità composta da oltre ottantamila persone, che va da Arcevia a Castelleone di Suasa, da Ostra a Mondolfo. Che coinvolge la popolazione di tre vallate: quelle del Misa, del Nevola e del Cesano. Una comunità che ha rinunciato a tanto, negli anni, ma che non può permettersi di perdere anche il “suo” ospedale. Con tutto quello che ciò comporta.

Ed è anche per questo che, a distanza di pochissimi giorni, prende forma un secondo Comitato cittadino a difesa dell’ospedale. Questa volta, a reggere i fili di un’organizzazione complessa, che punta ad individuare responsabilità, a reperire determine, atti e documenti vari, sono Massimo Bello, presidente dell’Associazione “Energie per Senigallia”, Francesca Fava, vice presidente della stessa associazione e l’avvocato Corrado Canafoglia, coordinatore Unione Nazionale Consumatori delle Marche.

E parte una prima denuncia contro una situazione penalizzante: “Un unico ospedale diviso in ‘4 plessi’, “una testa e 4 arti”: gli ‘arti’ sono Senigallia, Jesi, Fabriano e Osimo; la ‘testa’ Ancona, ove vengono adottate tutte le decisioni. Divisi tra le 4 ‘sezioni’ – è stato affermato nel corso di un incontro organizzato dai promotori del Comitato nello studio dell’avvocato Corrado Canafoglia – anche prestazioni e servizi, che prima ricadevano in un unico plesso ospedaliero e che oggi, invece vengono ripartite tra le 4 città :Senigallia, Jesi, Fabriano, Osimo.

“Di fatto l’ospedale di Senigallia è stato depotenziato e declassato e l’ospedale di Senigallia, con i suoi servizi e le prestazioni non sarà più quello di prima.

“Chi dovrà fruire dei servizi ospedalieri, dovrà percorrere le strade che uniscono il ‘quadrilatero’ della nuova sanità territoriale (Senigallia, Jesi, Fabriano ed Osimo), al cui interno la nostra città e la Valle del Misa e del Nevola peseranno solo ¼ e avrà ¼ dei servizi e prestazioni ospedaliere.

“Il dottor Marini (direttore generale Asur) e il sindaco Mangialardi (presidente conferenza dei sindaci Area Vasta 2) sono stati chiari ed hanno confermato i dubbi e le denunce, che in questi anni serpeggiavano tra  popolazione, forze politiche e sociali, associazioni e tra gli stessi operatori sanitari.

“La decisione di declassare e ridimensionare l’ospedale parte da lontano e non dalle ultime 2 determine dell’Asur oggetto di discussione lunedì a Senigallia in Commissione consiliare, di cui sindaco e direttore Asur hanno annunciato la sospensione degli effetti. A tal proposito, chiediamo di vedere gli atti amministrativi regionali o di Asur, con cui tali ‘effetti’ sono stati sospesi giuridicamente, per vedere se realmente sono stati sospesi.

“Tutto ciò è scritto nei ‘Piani sanitari regionali’ degli ultimi 20 anni, atti amministrativi approvati dalla Regione con il ‘consenso’ o la ‘complicità’ politica di alcune Amministrazioni comunali, che hanno accettato supinamente le decisioni.

“Gli unici però a pagare sono sempre i cittadini e gli operatori sanitari.

“La Regione ha deciso le sorti della sanità del territorio non tenendo conto delle diverse e singole esigenze dei comprensori o aree regionali, e non considerando la particolare morfologia territoriale e la difficoltà di comunicazione viaria, di cui ‘soffrono’ le Marche. Tra l’altro, ogni Regione italiana ha disegnato il proprio ‘quadro organizzativo e gestionale’ sanitario.

“La Regione Marche ha costruito in questi ultimi 2 decenni il suo ‘organigramma di servizi e di strutture sanitarie’ ed una ‘sanità’, in cui ha vinto il comprensorio che politicamente ha ‘contato’ di più : molte Amministrazioni comunali non hanno ‘pressato’ la Regione a tal punto da modificarne – anche in parte – i contenuti, ovvero non hanno difeso con forza i loro territori”.

“Quando ero sindaco di Ostra Vetere – ha detto nel corso della riunione, Massimo Bello -, e quindi anche componente dell’allora conferenza dei sindaci della ‘zona territoriale’ n. 4 ho difeso in tutte le sedi istituzionali opportune, anche pubblicamente con iniziative e manifestazioni, i servizi e le strutture della mia cittadina: la Rsa fino a quando sono stato sindaco la Rsa è rimasta al suo posto.

“Oggi, la sanità – ha continuato Massimo Bello – non è più un ‘valore’, non è più un ‘bene pubblico’ prezioso, ma solo un’operazione politica e di economia aziendale e Senigallia ha pagato il prezzo più alto rispetto agli altri territori”.

“A Senigallia – è stato poi aggiunto – è stata eseguita un’operazione di ‘depotenziamento’ annunciato da tempo, scritto nei piani sanitari regionali, con responsabilità politiche precise.

“Oggi, le Marche sono l’unica Regione d’Italia a non avere un assessore regionale alla sanità e ai servizi sociali. La delega è trattenuta dal presidente Ceriscioli, che ha ‘delegato’ di fatto la gestione e l’organizzazione di tutta la sanità regionale al presidente della Commissione consiliare Sanità del Consiglio regionale, Fabrizio Volpini.

“Nonostante la presenza del senigalliese Volpini e del sindaco di Senigallia presidente regionale Anci (associazione nazionale dei Comuni), Senigallia e le sue valli del Misa e del Nevola sono state sacrificate. Non è, però, troppo tardi per ‘lottare’ ancora e per ridare dignità al nostro comprensorio e alla nostra città.

“Per farlo, occorre unire tutte le energie possibili, andare al di là degli ‘steccati’ che dividono, essere in grado di creare un ‘fronte unico’, anche con chi ha ruoli di governo. Non è troppo tardi per ‘riacquistare’ il diritto alla salute e alla sanità del territorio. Per farlo, dobbiamo trovare, quindi, le ragioni che uniscono e non quelle che dividono”.

Ed è per questo che l’Associazione “Energie per Senigallia” e l’Unione Nazionale dei Consumatori (UNC) hanno promosso e costituito, qualche settimana fa, un “comitato a difesa del nostro ospedale e a difesa della salute del territorio”, che intende confrontarsi con i vertici istituzionali e aziendali della sanità regionale per modificare e rimodulare le decisioni prese sui servizi e le strutture sanitarie del nostro territorio vallivo e del nostro ospedale.

Inoltre il “Comitato a difesa dell’Ospedale”, l’Associazione “Energie per Senigallia” e l’Unione nazionale  Consumatori, guidata dall’avvocato Corrado Canafoglia, hanno istituito un ‘gruppo di studio’, che seguirà le vicende legate all’ospedale con proposte ed iniziative, che saranno comunicate nei prossimi giorni, per ridare una sanità ai livelli di sempre per tutti e dignità agli operatori sanitari.

“Va aggiunto – è stato affermato al termine dell’incontro organizzato nello studio dell’avvocato Canafoglia – che il Comitato è aperto a tutti i cittadini, ma anche a tutti quei gruppi, associazioni, partiti, che intendano – al di là di ogni appartenenza – condividere questa sacrosanta battaglia costituzionale di civiltà. Apriremo anche canali ufficiali di comunicazione (Facebook, etc) per informare ed aggiornare coloro che sono interessati a ridare dignità al diritto alla salute”.

Nelle foto: l’ospedale di Senigallia e alcuni momenti dell’incontro di questa mattina nello studio dell’avvocato Corrado Canafoglia

 

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