A Urbino, Senigallia e Gradara una grande mostra di Mario Logli

A Urbino, Senigallia e Gradara una grande mostra di Mario Logli

La grande esposizione, con oltre cento opere, curata dal critico Philipe D’averio, verrà inaugurata a Palazzo Ducale alle ore 17 del 31 maggio e contemporaneamente saranno aperte anche le altre due prestigiose sedi espositive. La rassegna rimarrà aperta al pubblico fino alla fine di settembre

A Urbino, Senigallia e Gradara una grande mostra di Mario Logli

A Urbino, Senigallia e Gradara una grande mostra di Mario Loglidi PAOLO MONTANARI

URBINO – Mario Logli, il grande artista urbinate che vive e lavora a Milano, in questo periodo è a Urbino, la sua città natale per allestire una grande mostra che è costituita da un corpus di oltre 100 opere, dislocate addirittura in tre grandi locations: Palazzo Ducale di Urbino, la Rocca di Senigallia e la Rocca demaniale di Gradara.

La mostra, curata dal grande critico d’arte Philipe D’averio, verrà inaugurata a Palazzo Ducale a Urbino alle ore 17 del 31 maggio e contemporaneamente saranno aperte anche le altre due prestigiose sedi espositive. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino alla fine di settembre.

– Maestro Logli, tre gradi mostre in una dal tema: Dalla memoria al mito. Perché?

“E’ un riconoscimento che mi hanno voluto attribuire, perché da tanti anni decanto con la pittura Urbino e il Montefeltro. Una mostra che dal punto organizzativo mi sta impegnando molto, anche se ho vicino a me un personaggio di grande competenza, che curerà anche il poderoso catalogo: Philpe D’Averio insieme al prof. Giorgio Nonni dell’Università di Urbino”.

– Lei Maestro proprio per l’amore che ha per la sua terra d’origine ha avuto un importante riconoscimento dall’Università di Urbino: il Sigillo per meriti artistici…

“Sono molto contento e orgoglioso per il riconoscimento che l’università urbinate mi ha voluto attribuire ed ora con questo omaggio a Urbino e al Montefeltro, spero di contraccambiare l’affetto alla mia terra.”

– Maestro, ci può illustrare e anticipare come sarà strutturata la mostra?

“La mostra è suddivisa in quattro sezioni con rispettivi temi, scelti insieme a D’Averio. In particolare la prima sezione è dedicata ai giochi nel teatrino urbinate. D”averio ha voluto spiegare il significato di questi giochi, che sono degli oggetti derivati dalle figurazioni delle tarsie all’interno di Palazzo Ducale e derivanti dal geometrismo di Luca Pacioli e del Laurana. D’averio li ha definiti il Lego del Rinascimento. Vi è poi una seconda sezione dedicata all’archietettura, i vicoli, le piazze di Urbino nell’evoluzione del tempo. Carlo Bo ha definito la mia opera su Urbino con questa definizione: “Logli ci restituisce Urbino più vera del vero”.

L’archietterua urbinate a cui mi sono ispirato mi rende interprete nella memoria della mia città in senso poetico, qiale essenza del ricordo di una architettura che è mutata nel tempo. Ancora oggi nella mia immaginazione, Urbino è più di quella che è. Vi è poi una terza sezione, dedicata alle isole volanti,tema che già ho sviluppato, evidenziando anche i paesaggi di Loreto e Recanati. Mi sono ispirato ad un importante saggio storico-architettonico del ricercatore urbinate, Mazzini, che ha scritto un ponderoso studio su “Le pietre raccontano Urbino. Qui la terra e le pietre si strappano dalla terra che è sempre più inquinata moralmente e materialmente. Urbino purtroppo non è più quella della mia infanzia e adolescenza. E’ una città d’arte come tante altre in Italia, inondata dal marciume pseudo culturale e dalla pochezza valoriale e vola e fugge da questi pericoli. Infine l’ultima sezione è dedicata agli Invasori, cioè quei personaggi malefici, gli organismi chimici come le diossine inquinanti, veleni che la terra ha assorbito. Un tema che mi è stato sempre caro, perché già nella lontana mostra che tenni a Milano, al castello Sforzesco, analizzai queste tematiche e fu una mostra profetica, perché pochi mesi dopo si verificò l’inquinamento di Seveso”.

– Maestro, ma perché queste tre grandi mostre hanno avuto importanti locations come le rocche e palazzi come a Urbino, Senigallia e Gradara e non ha pensato di utilizzare la Rocca Costanza di Pesaro?

” Devo essere sincero ed evitare polemiche. Io la domanda per utilizzare Rocca Costanza l’ho fatta agli organi competenti, ma non ho avuto una risposta scritta e chiara. Addirittura avevo trovato anche uno sponsor per finanziare la mostra nelle tre locations, stanze, sotto il portico della Rocca, che potevano essere visitate durante l’intervallo o le pause dei concerti estivi. Ma tutto è volato come le mie isole”.

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