Roberto Paradisi: “A Senigallia buttati al vento 70 mila euro per odio ideologico”

Roberto Paradisi: “A Senigallia buttati al vento 70 mila euro per odio ideologico”

Il tricolore non si tocca: presa di posizione del consigliere comunale dell’Unione Civica dopo l’intervento del Consiglio di Stato

Roberto Paradisi: "A Senigallia buttati al vento 70 mila euro per odio ideologico"di ROBERTO PARADISI*

SENIGALLIA – Il tricolore non deturpa il paesaggio ma è degno di rilievo sociale. Così il Consiglio di Stato ha risposto alle ordinanze sciagurate della nostra Amministrazione comunale. Oltre 70 mila euro spesi per avvocati in un coacervo di contenziosi  senza senso. Tempo, energie, uffici messi al lavoro per il vezzo prima dell’ex sindaco Angeloni e poi del sindaco Mangialardi. Il tutto per far rimuovere il tricolore (che, secondo Luana Angeloni e il tecnico Roccato avrebbe deturpato il paesaggio) dal tetto dell’abitazione di Giulio Fibbi, ex coordinatore cittadino di Forza Italia. Ci ha pensato il Consiglio di Stato però, dopo 8 anni di odissea con ordinanze di rimozione notificate a raffica, a fare giustizia: il tricolore – hanno detto i giudici – è rappresentazione iconografica di interessi degni di rilievo sociale. E l’asta portabandiera non fa volumetria, non modifica lo stato dei luoghi e non rappresenta un pericolo. Punto. La battaglia senza senso avviata da Luana Angeloni nel 2009, in vista delle elezioni comunali, è finita con una prevedibilissima  debacle a danno dell’Amministrazione comunale (con condanna alle spese per € 6.295,60 che pagheremo, ancora una volta, noi cittadini).

Il sottoscritto, per anni, in Consiglio comunale ha denunciato questa situazione che si protraeva senza senso indicando, di volta in volta, gli acconti e le parcelle presentate dall’Avvocato Lucchetti di Ancona a cui l’Amministrazione, con incarico fiduciario, aveva dato mandato per resistere in ogni sede ai sacrosanti ricorsi di Giulio Fibbi. Spese legali che, almeno fino all’anno scorso, erano arrivate alla soglia dei 70 mila euro. Denari ovviamente pagati con soldi pubblici dalla signora Angeloni che fece di quella battaglia la sua ragione di vita politica. Chiederò ora conto all’Amministrazione di quanto esattamente sia costata questa grottesca vicenda e quale sia il saldo chiesto dai legali (per il Consiglio di Stato l’Amministrazione ha coinvolto anche l’Avv. Lubrano quale domiciliatario) per una battaglia che era già persa prima di iniziare.

*Consigliere comunale Unione Civica – Senigallia

Ag – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.laltrogiornale.it