Da Fonte Avellana parte un progetto per rilanciare l’Appennino, dimenticato da troppo tempo

Da Fonte Avellana parte un progetto per rilanciare l’Appennino, dimenticato da troppo tempo

La commissione sviluppo economico e l’assessore Sciapichetti partecipano al convegno sulla valorizzazione delle aree interne. In primo piano il rischio spopolamento accresciuto dal sisma e le strategie per il rilancio della montagna. Secondo la Coldiretti nelle aree montane delle Marche ci sono 5mila aziende agricole e forestali che devono essere la base di qualsiasi operazione di rilancio delle zone interne

 

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SERRA SANT’ABBONDIO – Rilanciare il progetto di sviluppo delle aree interne, una priorità che dopo il sisma diventa ancora più urgente. Al convegno “Venti anni di Fonte Avellana, è l’ora di un progetto per tutto l’Appennino”, organizzato dal Collegium Scriptorium Fontis Avellanae con il Consiglio regionale e l’assessorato alle politiche per la montagna e le aree interne, si è fatto il punto sull’economia delle zone montane e sulle strategie necessarie per fermare lo spopolamento.

Il presidente della seconda commissione Gino Traversini parte proprio dai dati sulla popolazione per sostenere la necessità di un patto di sviluppo. “Dagli anni ’50 ad oggi la popolazione residente nella dorsale appenninica centrale è calata mediamente del 50%, con punte del 70% in alcuni comuni – afferma – Un dato che accomuna l’Umbria, il Lazio, l’Abruzzo e che dopo il sisma rischia di assumere proporzioni drammatiche. Per questo serve un progetto straordinario, un patto nazionale per lo sviluppo della montagna, che metta al centro politiche economiche e sociali eco-sostenibili, le stesse richiamate dalla Carta di Fonte Avellana che un anno fa abbiamo aggiornato e ampliato con nuovi firmatari”.

Strategie che creano lavoro e al tempo stesso “proteggono, tutelano, valorizzano queste aree, perché se si trascurano gestione e manutenzione dei territori montani, i danni si ripercuotano in tutto il sistema regionale. Servono risposte veloci anche a livello governativo per non perdere un immenso patrimonio”. L’assessore Angelo Sciapichetti conferma l’esigenza di accelerare i tempi di attuazione della Carta, “perché il terremoto ha reso ancora più urgente evitare lo spopolamento, garantire servizi, creare lavoro”.

“Se la strategia di sviluppo delle aree interne è diventata un progetto nazionale, la SNAI, noi lo dobbiamo anche alla carta di Fonte Avellana che è stata precorritrice – ha proseguito l’assessore – Il tema oggi è come fermare e ribaltare lo spopolamento. Dobbiamo fare in modo che la tragedia del terremoto si trasformi in un’occasione di sviluppo, con una strategia che metta insieme tutte le forze economiche e sociali, creando occasioni di lavoro e sfruttando la vocazione di quei territori, come l’agricoltura e il turismo. Siamo partiti con la prima area pilota della SNAI, quella del Basso Appennino pesarese e anconetano, dobbiamo accelerare per le Aree di Macerata e Ascoli piceno”.

Tra i presenti i consiglieri regionali Piero Celani, Piergiorgio Fabbri, Federico Talè e Sandro Zaffiri. “Un territorio non può vivere solo di servizi – ha sostenuto Celani, vicepresidente della commissione – Dobbiamo lavorare sul reinserimento di economie, vecchie e nuove, sulle infrastrutture delle aree interne, non solo materiali, ma anche e soprattutto immateriali. Dobbiamo puntare sull’istruzione, creando dei poli scolastici aggregativi, e sulla salute, ridistribuendo i servizi sanitari”. Nel corso del convegno, aperto da Dom Salvatore Frigerio e coordinato da Teodoro Bolognini, presidente e vicepresidente del Collegium Scriptorium, sono intervenuti Luca Lo Bianco, curatore scientifico Fondazione Montagna Italia, il presidente dell’Unione montana Catria e Nerone, Francesco Passetti, e il priore di Fonte Avellana Gianni Giacomelli.

Nelle aree montane delle Marche ci sono 5mila aziende agricole e forestali che devono essere la base di qualsiasi operazione di rilancio delle zone interne. Ad affermarlo è la Coldiretti Marche in occasione dell’incontro tra i firmatari della Carta di Fonte Avellana a un anno dal ventennale, cui hanno partecipato il presidente Tommaso Di Sante e il direttore Enzo Bottos. Ogni iniziativa, nota Coldiretti, non potrà prescindere dalla presenza delle attività agricole, che assicurano con la loro presenza la vita stessa di questi territori. Da qui l’idea della creazione di filiere corte per la carne e il latte, valorizzando le stalle ancora presenti e la produzione di cereali per l’alimentazione degli animali stessi. Ma per permettere alle stalle di continuare a garantire la propria presenza sul territorio occorrerà risolvere il problema degli animali selvatici, che minacciano oggi il futuro delle aziende agricole nelle aree interne. Un’altra “carta da giocare” è la costituzione di consorzi forestali per la produzione di legna e di carbone, oltre che per iniziative turistiche. In questo modo si potrà creare occupazione in loco e frenare lo spopolamento di quelle aree, nella consapevolezza che una migliore cura dei boschi è oggi indispensabile anche per contenere il problema del dissesto idrogeologico. Ma, conclude Coldiretti, occorre anche dare risposte efficaci alle tante aziende dell’Appennino che in questi mesi continuano a vivere le difficoltà legate al terremoto.

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