CAGLI / In un Teatro comunale gremito una Traviata sempre più spettacolare

 

 CAGLI / In un Teatro comunale gremito una Traviata sempre più spettacolare CAGLI / In un Teatro comunale gremito una Traviata sempre più spettacolare

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di PAOLO MONTANARI

CAGLI – Dopo il successo ottenuto al teatro La Regina di Cattolica, La Traviata di Giuseppe Verdi ha fatto il bis a Cagli. L’opera che ha visto, per la prima volta, in regia la mezzo soprano Juljia Samsonova-Khayet, ha offerto nella bella cornice storico-teatrale di Cagli, momenti di grande equilibrio, emozionali, musicali e coreografici e, soprattutto, vocali e interpretativi.

L’opera verdiana, della famosa trilogia popolare, è stata scritta su libretto di Francesco Maria Piave ed è in tre atti. Un’esecuzione musicale perfetta, quella dell’Orchestra I Cameristi di Montefeltro, diretti dal maestro Stefano Bartolucci; straordinaria la partecipazione del Corpo di Ballo dell’Accademia A. Bartolacci; perfetto equilibrio vocale dei cori La Regina di Cattolica e il Coro Città Futura, diretti dal maestro Gilberto del Chierico. Buone anche le scene di Matteo Scarpellini e le animazioni di Enrico Maffi, ma soprattutto c’è stato un cast vocale d’eccezione. Tutto questo ha permesso la realizzazione di un melodramma, tra i più rappresentati al mondo, proposto a grandi livelli.

La storia. Violetta ripercorre il ricordo di una vita burrascosa, dalla quale coglie i piaceri e i dolori, con lo stesso ardore con il quale i suoi amanti colgono i fiori di camelia, per portarli in dono a lei. Consapevole di vivere una vita breve, sboccia nel pieno della sua bellezza, in nome dell’amore sincero e condiviso, ma non appena quest’ultimo diviene l’ostacolo della felicità degli altri sacrifica la propria vita con la stessa rapidità.

Questo amore la cambia a tal punto, che le è impossibile staccare l’anima dal corpo, impossibile tornare alla vita di cortigiana con l’indifferenza di prima, come è impossibile ai petali di camelia staccarsi dal proprio calice e cadere a terra, uno dopo l’altro. Una volta appassito il fiore cade intero dalla pianta. Una volta rinunciato all’unico motivo della sua vita, l’amore di Alfredo, l’anima di Violetta appassisce e cerca la salvezza, portando alla morte pure il corpo. Il ricordo però di una donna bella e generosa rimane in noi ed ogni volta che una camelia fiorisce sboccia di voluttuosa bellezza in suo onore. Con questa bella e profonda riflessione Juljia Samsonova-Khayet, centra il nucleo in cui ha voluto sviluppare il dramma: il fiore, che all’inizio dell’opera viene donato per mano di una bambina, il simbolo dell’innocenza ad alcuni invitati presso la casa di Violetta e questi poi li donano alla stessa padrona di casa, ignara, dietro la malattia che la sta dilaniando, che presto sarebbe nato l’amore che lei aveva sempre cercato.

Una grande Kelly McClendon soprano americana nel ruolo di Violetta Valery. I passaggi vocali e interpretativi sono stati sempre precisi. L’altro grande protagonista della serata è stato Daniele Girometti, reduce da un grande Rigoletto, che ha impresso intensità interpretativa al ruolo di Giorgio Germont. Bene il tenore Alessandro Fantoni, che ha portato freschezza vocale nel ruolo di Alfredo Germont. Spavalda, simpatica e civettuola, con una ottima vocalità, Flora Bervoix, interpretata da Juljia Samsonova-Khayet. Personaggio consolidato quello di Gastone, interpretato da un tenore di esperienza come Patrizio Saudelli. Bravi Olivier Mani nel ruolo del Barone Douphol e Giorgio Olmeda nel Marchese D’Obigny. Sicuro nella vesta del Dottor Grenvil, Guglielmo Ugolini, Elena Scappini in Annina, Maurizio Solfrini in Giuseppe, servo di Violettta, Luigi Mariotti nel domestico di Flora e Flavio Mezzolani nel Commissionario.

(Le foto sono di MARTA FOSSA)

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