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SENIGALLIA / Stefano Papetti illustra i contenuti della mostra Maria Mater Misericordiae

SENIGALLIA / Stefano Papetti illustra i contenuti della mostra Maria Mater Misericordiae

SENIGALLIA / Stefano Papetti illustra i contenuti della mostra Maria Mater Misericordiae

Abbiamo intervistato il curatore del grande evento artistico inaugurato nei saloni di Palazzo del Duca. Per il vescovo diocesano Franco Manenti “la mostra evidenzia un riconoscimento della società civile nei confronti della Chiesa”

SENIGALLIA / Stefano Papetti illustra i contenuti della mostra Maria Mater Misericordiae

SENIGALLIA / Stefano Papetti illustra i contenuti della mostra Maria Mater Misericordiaedi PAOLO MONTANARI

SENIGALLIA – Non poteva che essere così. La grande mostra, da pochi giorni inaugurata a Senigallia, nelle stanze di Palazzo del Duca, sta avendo un’attrazione artistica da tutt’Italia. Solo da Pesaro, ben 200 visitatori, hanno raggiunto Senigallia per ammirare la copia della collezione privata de LA VERGINE DELLE ROCCE di Leonardo da Vinci ed altri capolavori, molti dei quali per la prima volta esposti.

L’evento artistico è stato curato da Giovanni Morello e Stefano Papetti e realizzato in collaborazione con la Fondazione Giovanni Paolo II e con l’Anci Marche.Il nucleo della mostra sono le opere esposte durante l’estate a Cracovia, per le Giornata mondiale della gioventù. Certamente una occasione ghiotta per gli amanti dell’arte, che potranno ammirare oltre al capolavoro di Leonardo, opere di Perugino, Carlo Crivelli, Rubens, Lorenzo Monaco, Andrea della Robbia ed altri importanti artisti.

Ma qual è il significaSENIGALLIA / Stefano Papetti illustra i contenuti della mostra Maria Mater Misericordiaeto di questa mostra? Al centro della narrazione artistica, vi sono i mutamenti iconografici dell’immagine della Madonna della Misericordia, alla quale i fedeli chiedono una intercessione per la comunità urbana minacciata dalla peste. Ed è anche questo e forse il principale, per i visitatori pesaresi credenti, la visita così in massa alla mostra di Senigallia, per la grande devozione mariana alla Madonna delle Grazie di Pesaro. E proprio a Palazzo del Duca è esposta la rappresentazione iconografica più antica su il tema della Misericordia: quella raffigurata da Barnaba da Modena, conservata nella Chiesa dei Servi di Genova; la Madonna della Misericordia con i Santi Stefano e Girolamo  e committenti” di Pietro Perugino, proveniente dal museo comunale di Bettona; la “Madonna della peste” eseguita nel 1472 da Benedetto Bonfigli e che si trova abitualmente nella chiesa parrocchiale di Corciano; la Madonna del altte di Carlo Crivelli anch’essa databile intorno al 1472, appartenente alla pinacoteca parrocchiale di Corridonia; la Madonna della Misericordia realizzata da Girolamo di Giovanni, originario di Camerino, nel 1463; la Vergine col Bambino e angeli di Lorenzo Monaco, dipinta nel 1412.
All’inaugurazione oltre al sindaco di Senigallia, Mangialardi, che ha definito la mostra “uno dei più prestigiosi eventi espostivi degli ultimi anni nella nostra regione”, erano presenti il cardinale di Ancona Menichelli, il vescovo di Senigallia mons.Franco, il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli.

manentifranco00x00 (1)Per il vescovo monsignor Franco Manenti, “la mostra evidenzia un riconoscimento della società civile nei confronti della Chiesa. Il contenuto della mostra ci riporta alla nostra fede, alla figura di Maria, Madre di Gesù e Madre della Misericordia che nel cammino di fede di un credente occupa un posto di rilievo”. Una mostra che si trova in contrasto con la nostra società virtuale e multimediale? “Certamente la rappresentazione artistica rallenta la comunicazione digitale, baata sulla velocità, perchè il quadro impegna il visitatore a fare una sosta e riflettere con lo sguardo. Lo sguardo è meno veloce della comunicazione della parola. Il bello vuole più tempo e contemplazione, ma cattura le emozioni che possiamo vivere nel silenzio. D’altronde questa mostra è frutto di una collaborazione tra diversi soggetti ecclesiali e civili e la comunicazione artistica è un linguaggio universale”. Le Marche terra di Piero della Francesca, del Perugino. La spiritualità mariana può ancora arricchire la nostra società?

“La mostra ci ricorda la presenza di Maria nella nostra vita, ed è un’occasione per fermarci  ancora sulla nostra fede. Sia Piero della Francesca, con la MADONNA DI SENIGALLIA e il Perugino con la sua MADONNA ALLE GRAZIE,attraggono lo sguardo e spero tanto che nutrano il cuore”.

Stefano Papetti, storico e critico d’arte, è uno dei due curatori della grande mostra di Senigallia.

“La mostra è ospitata nei bellissimi ambienti di Palazzo del Duca. Al primo piano nel salone del Trono, sotto i dipinti di Taddeo Zuccari, è stato collocato il grandioso arazzo di Rubens , ben venti metri quadri, realizzato dal grande pittore fiammingo nelle Fiandre nei primi anni del Seicento. L’immagine è quella della glorificazione e assunzione della Vergine, in un contesto cromatico barocco. Poi vi sono cinque sezioni della mostra, ed ogni sezione è dedicata ad una particolare iconografia mariana, partendo dalla prima  con la Madonna della Misericordia, che viene ricordata dal Boccaccio nel Decamerone, perché nel 1348 salvò l’Italia dalla pestilenza, dopo che morirono milioni di persone. Una vergine protettrice che allarga il mantello’.

SENIGALLIA / Stefano Papetti illustra i contenuti della mostra Maria Mater MisericordiaeL’iconografia mariana con la Vergine che allarga il mantello la si ritroverà anche in Piero della Francesca, con l’immagine mariana di Anghiari, ma anche nella precedente immagine della Madonna di Antonio da Pesaro, nella piccola e antica chiesa della Madonna della’Arzilla in provincia di Pesaro.

“Lo stendardo di Girolamo Di Giovanni con l’immagine della Madonna protettiva  è il simbolo iconografico della mostra. Vi è poi una sezione della Vergine dell’arte,con la Madonna che allatta il bambino, una delle opere più importanti di Carlo Crivelli, la tavola del museo di Corridonia, fino ad arrivare al pittore del seicento, Carlo Marazzi. Altra iconografia è quella della Madonna del Soccorso, la Vergine che interviene ad allontanare un diavolo che cerca di ghermire un bambino dalla culla dove la madre cerca di farlo addormentare. La mostra si chiude con il COMPIANTO, cioé con il momento finale della vita di Gesù, quando la Madre si trova in condizione, sicuramente drammatica, di piangere la morte del Figlio. E la mostra per l’occasione presenterà una riproduzione in scala 1 la Pietà di Michelangelo che si trova in San Pietro e un rilievo, trovato dal prof.Morello, che cura con me la mostra,di un disegno che Michelangelo aveva realizzato per Vittoria Colonna. In una stanza a sé La Vergine delle Rocce nella terza versione leonardesca. Un’opera questa richiesta dalla committenza a Leonardo”.

La prima versione della Vergine delle Rocce, dipinto a olio su tavola  e trasportata su tela è datable 1483-1486, quando il giovane Leonardo, si trovava a Milano. Attualmente questa tela si trova al museo del Louvre a Parigi. Brevemente la storia: il 25 aprile 1483 un membro della confraternita milanese della Immacolata Concezione, stipulò un contratto per una pala da collocare sull’altare della confraternita della chiesa di San Francesco Grande, andata poi distrutta. La commissione arrivò a Leonardo che probabilmente cambiò i soggetti della tavola ed inserì l’incontro dei piccoli Gesù e Giovanni Battista, riprendendo da un vangelo apocrifo, LA VITA DI GIOVANNI SECONDO SERAPIONE.

SENIGALLIA / Stefano Papetti illustra i contenuti della mostra Maria Mater MisericordiaeNella seconda versione, che oggi si trova alla National Gallery di Londra, Leonardo fece apportare dall’amico Ambrogio de Predis, una variazione con l’introduzione di due angeli.

Le commistioni, le polemiche su quest’opera fondamentale nel percorso artistico di Leonardo, sono durate per secoli; ed oggi avere la possibilità di vedere la terza versione di questo capolavoro è di una importanza inestimabile. Anche nella Vergine delle Rocce della collezione privata svizzera, la Vergine allarga il mantello dove protegge il Bambino Gesù e Giovanni Battista.

Ma che cosa ha rappresentato nella storia dell’arte la Madre del Signore?

“Bisogna partire dalle catacombe, per comprendere le prime espressioni iconografiche mariane. Le opere della mostra di Senigallia vanno dal XIV al XIX secolo e sono opere devozionali. La stessa Maria con il suo manto protegge i figli suoi, che oggi siamo noi, anche dalle frecce infuocate di Dio padre onnipotente (Cola Dell’Amatrice), purtroppo andata in parte rovinata dal recente terremoto”.

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