“Perché si continua a puntare tutto su di un unico ospedale provinciale?”

“Perché si continua a puntare tutto su di un unico ospedale provinciale?”

Daniele Ceccarelli del Comitato per la Salute Pubblica di Mondolfo ricorda che l’attuale normativa nazionale, per la provincia di Pesaro Urbino (abitanti 360.000), concede la possibilità di far rimanere in funzione ben quattro ospedali di base (bacino d’utenza dagli 80.000 ai 150.000 abitanti) e ben due provinciali (bacino d’utenza dai 150.000 abitanti ai 300.000)

“Perché si continua a puntare tutto su di un unico ospedale provinciale?”

di DANIELE CECCARELLI*

MONDOLFO – Il Decreto Ministeriale Lorenzin, n. 70 del 2015, per la nostra provincia, concede la possibilità di mantenere in funzione ben sei ospedali. A Pesaro-Urbino più realisti del re? Con la deliberazione n. 38 del Consiglio Regionale delle Marche, del 16.12.2011, fu approvato il Piano Socio-Sanitario Regionale 2012-2014. Il quale prevedeva, tra i punti salienti, lo sviluppo della medicina territoriale e preventiva, attraverso l’attivazione delle Case della Salute ed anche degli Ospedali di Comunità o di Prossimità che dir si voglia, la riduzione della frammentazione ospedaliera (conversione dei piccoli ospedali), la riduzione delle liste d’attesa, la riunione delle eccellenze ospedaliere in un unico polo provinciale.

Dopo cinque anni, di questo piano, l’unica cosa evidente è stato il depotenziamento progressivo dei cosiddetti piccoli ospedali (Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro). L’attenzione sembra che sia tutta rivolta verso la localizzazione del “nuovo ospedale” come se tutto il resto non abbia pari valore o non sia dello stesso livello sanitario. A parte il fatto che il possibile “nuovo ospedale” potrà entrare  in funzione solo dopo la sua costruzione ed organizzazione e che nel frattempo, per non far diminuire l’offerta sanitaria ospedaliera, i due ospedali di primo livello esistenti dovranno rimanere vivi e vegeti per garantire la stessa qualità delle prestazioni del “nuovo”, non si comprende,  in quest’ottica, dove siano i risparmi.  Se sono veramente uno degli obiettivi. Se lo scopo è invece quello di dar vita ad un polo ospedaliero di secondo livello, secondo i parametri del D.M. Lorenzin n. 70 del 2015, del tipo simile a quello dell’Azienda Ospedaliera di Torrette di Ancona, gli ospedali di livello inferiore (primo livello e di base) sono necessariamente utili per la loro funzione di filtro al livello sanitario superiore.

In tutto questo baillame di località contese non si è ancora ben compreso di quale livello debba essere il “nuovo ospedale”, se di secondo livello ossia di livello regionale come quello di Ancona oppure di primo livello, provinciale, come quelli esistenti. In entrambi i casi il livello ospedaliero superiore, come prevede l’attuale normativa, ha bisogno di ospedali di livello inferiore. Quello regionale necessita di quello provinciale e quello provinciale vuole quello di base.

Pertanto perché puntare tutto su di “unico ospedale” provinciale quando l’attuale normativa nazionale, per la nostra provincia (abitanti 360.000), concede la possibilità di far rimanere in funzione ben quattro ospedali di base (bacino d’utenza dagli 80.000 ai 150.000 abitanti) e ben due provinciali (bacino d’utenza dai 150.000 abitanti ai 300.000)?

*Segretario del Comitato per la Salute Pubblica di Mondolfo – Monte Porzio – San Costanzo

Nella foto: l’ex ospedale Bartolini di Mondolfo

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