Non c’è la necessità di un ospedale unico in concorrenza con quello di Torrette

Non c’è la necessità di un ospedale unico in concorrenza con quello di Torrette

“Chi è causa del suo mal pianga se stesso”, Daniele Ceccarelli, segretario del Comitato per la Salute pubblica di Mondolfo, Monte Porzio e San Costanzo, risponde a Dana Pierpaoli, consigliere comunale della lista Fano città ideale

Non c’è la necessità di un ospedale unico in concorrenza con quello di Torrette

di DANIELE CECCARELLI*

MONDOLFO – Ricordiamo alla giovane Dana Pierpaoli ed ad altri della sua lista che da anni citano, ad esempio, le vicende dell’Ospedale Bartolini di Mondolfo, quanto segue: << nel giugno 1978 avvenne l’unificazione dei due Enti Ospedalieri “Bartolini” di Mondolfo e “Santa Croce” di Fano, a seguito della Legge Regionale n. 47 del dicembre ’77, che segnò l’inizio della fine dell’ospedale di Mondolfo, con un patto sottoscritto votato dai due Consigli Comunali di Fano e Mondolfo e dai due Consigli di amministrazione degli Enti Ospedalieri, patto che prevedeva il potenziamento della struttura ospedaliera mondolfese, nel rispetto delle norme allora esistenti ed in particolare della Legge Mariotti, n. 132 del 1968,  che regolava la trasformazione dei cosiddetti “piccoli ospedali” in “ospedali per convalescenti” con il mantenimento della maggioranza dei posti letto, allora erano addirittura 120.

Con la Legge Regionale n. 37 del novembre 1982, adozione del Piano socio-sanitario regionale per il triennio 1983-1985, la quale non ostacolava di certo l’attivazione di strutture socio-sanitarie territoriali intermedie, ossia simili all’attuale “ospedale di comunità”, fu compiuto l’ennesimo “scempio” ai danni dell’ospedale Bartolini di Mondolfo.

La miopia politica degli attori politici di allora volle, a tutti i costi, la chiusura dell’ospedale Bartolini di Mondolfo, contrabbandata come segno di progresso, di efficacia ed efficienza.

Se la struttura, fosse stata, in un certo qual modo, salvaguardata, secondo le possibilità che le disposizioni legislative lasciavano,  le due strutture (Fano e Mondolfo) avrebbero avuto, ora, un altro peso politico.

Invece i fanesi, fagocitandolo, hanno lasciato scoperto il fianco verso Senigallia, mettendosi , da soli, nella stessa pericolante situazione dell’ospedale di Mondolfo.

Un tempo era l’ospedale di Mondolfo, vaso di coccio, tra l’ospedale di Fano e quello di Senigallia, vasi di ferro. Ora è il turno di Fano, tra Pesaro e Senigallia>>.

Per quanto riguarda l’ospedale unico, di secondo livello, simile a quello regionale di Torrette di Ancona, che si vuol costruire nel territorio provinciale ci è sembrato di capire che il principio politico sia quello di riunire, in un’unica struttura le specialistiche maggiori ed i validi professionisti, se fosse così non possiamo che essere d’accordo.

Non comprendiamo la necessità, però, di costruirne un altro concorrente a quello di Torrette, che è già una eccellenza a livello di più regioni. Un nuovo ospedale che in divenire risucchierà tante di quelle risorse sottraendole alla prevenzione ed alla medicina territoriale, così ottenendo l’effetto opposto di quel che si vorrebbe, e cioè spostare le risorse dagli ospedali al territorio.

*Segretario del Comitato per la Salute pubblica di Mondolfo, Monte Porzio, San Costanzo

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