Il biologico marchigiano con una storia di successi

Il biologico marchigiano con una storia di successi 

A Piticchio di Arcevia, il punto sull’evoluzione del settore con le cooperative agricole che lo hanno creato. Bruno Sebastianelli (La Terra e il Cielo): “Puntiamo sul valore del biologico etico contro la produzione di massa”. La Cooperativa Girolomoni: “I consumatori i nostri migliori alleati”. Dal sindaco Bomprezzi il progetto di distretto enogastronomico di qualità

ARCEVIABiologico Piticchio Arcevia

ARCEVIA – Quella del biologico, in Italia e nelle Marche, è una storia di successo. Il settore, fra il 2013 e il 2014, secondo Nomisma, è cresciuto del 5% per superficie coltivata e numero di operatori a livello nazionale. Le Marche, con una superficie agricola bio pari al 12,7% e numero di imprenditori, sono all’ottavo posto in Italia. Il punto sullo stato dell’arte è stato fatto nel confronto “Dal biologico attuale 2.0 al biologico etico 3.0 visto da chi ne ha fatto la storia”, al festival Hearth di Piticchio di Arcevia (An), presenti alcune delle più importanti cooperative agricole che, quasi quarant’anni fa, hanno scelto questa strada di coltivazione.

“La cosa positiva emersa – ha detto Bruno Sebastianelli, presidente de’ La terra e il cielo – è che il percorso che abbiamo fatto è stato di successo malgrado tutte le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare in passato, come il sequestro della pasta integrale, per la mancanza di norme, il mancato adeguamento dell’Italia, per anni, al regolamento Ue che, di fatto, ci poneva fuori legge, e quelle che ancora ci assillano, come il finto biologico o le infiltrazioni malavitose nel settore. Ma abbiamo resistito, abbiamo lottato per ottenere il prodotto agricolo in cui credevamo”. Adesso, però, “che il biologico vero sta rischiando di soccombere sotto una produzione di massa, occorre puntare sul biologico etico che altri non è che il biologico vero”. Da Piticchio, per Sebastianelli, “deve ripartire la spinta per andare oltre al biologico dei grandi consumi, per arrivare a quello etico con cui si danno risposte all’ambiente, con l’arricchimento dei terreni, meno frane e dilavamento, con un prodotto migliore del convenzionale rispetto ai principi nutrizionali e che dia un prezzo equo per il lavoro dell’agricoltore. La nostra sfida deve essere questa, dimostrare che facciamo dei prodotti che nutrono meglio. Altrimenti abbiamo perso”. Fra i pionieri del biologico nelle Marche, la cooperativa Girolomoni che, insieme a La Terra e il Cielo, Italcer, Montebello, Terra Bio, è parte del Consorzio Marche Biologiche. Giovanni Girolomoni, figlio del fondatore Gino, è intervenuto citando alcuni interventi del genitore.

“Non si può ridurre il biologico solo al prezzo – scriveva –, se s’insegue quella chimera non si va dove si va a finire. Non possiamo ridurre il biologico a tre o quattro slogan: i consumatori ben informati sono i nostri migliori alleati”. E ai consumatori, ai cittadini e ai turisti si rivolge l’idea di creare un distretto enogastronomico di qualità, illustrato dal sindaco di Arcevia, Andrea Bomprezzi. “Un progetto, portato avanti da nove Comuni del territorio – ha detto Bomprezzi -, per recuperare l’anima dell’agricoltura, il biologico in particolare, e valorizzarne il ruolo di elemento cardine di questa zona, nell’intreccio con ambiente e cultura”.

All’incontro hanno partecipato anche Franco Zecchinato, presidente El Tamiso, Ottavio Rube di Valli Unite, Ignazio Cirronis, amministratore S’Atrasardigna, e Leonardo Valenti, responsabile ufficio Agricoltura biologica Regione Marche, Michele Monetta, presidente Upbio-Federbio, Adriano Del Fabro, giornalista agroalimentare, Francesco Solfanelli, agronomo. “Noi siamo quelli che ancora hanno degli ideali, un anima, un cuore – hanno condiviso tutte le cooperative storiche del bio -, non teniamo conto solo del mero profitto ma anche di un’economia più etica, più solidale, rispetto a quello che è arrivato e sta arrivando sempre più nel comparto del biologico, il profitto e basta, lontano da quello che era l’approccio iniziale. Una filosofia legata a voler creare anche una società più giusta, in cui non basta produrre e mangiare solo biologico, ma bisogna cambiare, in generale, la visione della vita, certi che la semplicità e l’altruismo si traducano in felicità”. Antonio Compagnoni, rappresentante italiano del consiglio Ifoam-Unione europea, ha spronato i presenti, a “non avere paura di sfide nuove puntando, ancora di più, sui valori del biologico, sul suo aspetto culturale e di qualità rispetto al commerciale, sulla sua sostenibilità, sul suo ruolo nella tutela della biodiversità. Insomma, nell’essere meno convenzionali e più rivoluzionari”.

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