Fermignano ricorda con commozione Gigi Ferri

Fermignano ricorda con commozione Gigi Ferri

A cinque mesi dalla scomparsa gli è stato dedicato anche un Memorial calcistico

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FERMIGNANO – Gigi Ferri ha preferito levare l’ancora e prendere il largo. “Fermate il mondo – si diceva negli anni sessanta – voglio scendere”. Ci manca e sono passati solo 5 mesi. Non lo si dice per retorica. Chi è stato, anche per breve tempo, a contatto con “Franz” sa di quali valori parlo e non ho nessun dubbio nel comunicarne. Credo che sia stata proprio la mia passionalità calcistica ad appiccicargli quel teutonico soprannome appena succitato. L’ho allenato, l’ho seguito nei settori giovanili, su su fino la prima squadra. “Franz” Gigi, lo voglio ripetere all’infinito fino a quanto me ne sarà dato dono, era il nostro Baresi e il nostro Beckenbauer. Il piglio di un “pirata delle Antille” dal tempismo perfetto e dalle ripartenze sempre autoritarie. Gigi, dal baricentro basso, non temeva i corazzieri bomber perché il suo piede ne usciva sempre trionfatore come un principe libero. Un “ragazzo” (come non chiamarlo così?) dall’animo particolarmente sensibile espugnato solo ed unicamente dall’inquietudine che lo tormentava nel profondo.

E’ stato uno dei migliori prodotti di quegli anni ‘70 che passeranno nei libroni della storia calcistica del borgo con la definizione della “meglio gioventù del pallone”, il contrassegno di una Fermignano non solo sportiva che crescerà con la loro ferrea e abbagliante amicizia anche fuori dalle arene e dalle tensioni delle contese. La bellezza di vederla sempre assieme, quella “meglio gioventù”, in ogni stagione, in ogni evento, in ogni manifestazione che fosse agonistica o semplicemente amatoriale, lasciava un segno indelebile, profondo, durevole. Il suo addio per tutti è stato un dolore lancinante allora come lo è ora. Tutti ci siamo sentiti inutili, impotenti. Mi sono andato a leggere alcune cronache d’antàn, di quando il calcio locale contava anche su quel ragazzino figlio di un pompiere.

Non era un’aquila, un picco, una guglia, un baobab o una sequoia ma era lesto di gambe, celere, rapido. Molte volte l’enfasi mi batte la mano sulla spalla: allora continuo nel dire che era ringhioso e, nonostante l’andamento da libellula, compiva opere di demolizione dei propri contendenti con movimenti sobri, forti e decisi. Vicino a me sentivo sempre le malelingue: “è troppo piccinin, gli manca il fisico, non può contrastare i molossi avversi”. Per fortuna che il calcio non è solo svolazzi e ricami e, per fortuna, di nuovo, siamo tra quelli che abbiamo ammirato “Franz”, forse anche poco per quella mentalità banale dei sodalizi che non sanno guardare più in là quando si parla di valorizzazione dei giovani. Gigi Ferri era il trattore che trovava nei campi in cui distendeva le sue artigliate terreni fertili su cui seminare buon calcio. Tutto il resto sono solo canzonette.

Ora Eupalla ce l’ha sotto protezione nello stadio dei cieli. Lassù giocano solo gli artisti del “balòn” e “Franz” ne ha un posto di diritto. Gli organizzatori del “Torneo estivo di Calciotto 2016”, che si tiene in contrada Calpino, gli hanno dedicato il “1° Memorial Gigi Ferri”. Un bijou. Ancora fremente di emozioni l’esordio delle vecchie glorie di Fermignano che hanno giostrato con Gigi nelle stagioni andate. Nella foto a ricordo mancava solo Lui. Se ne stava a guardarli dall’alto su una poltrona di nubi e siamo certi che li guidava con quel piglio guerriero e nobile che solo “Franz” ci ha regalato al Comunale di Fermignano come in altri siti. Dio se ci mancano quei suoi euclidei movimenti! Quei suoi occhioni grandi come lanciafiamme verso chi non ascoltava le sue direttive da ultimo uomo sempre in prima fila. Che sia sereno il suo universo. (eg)

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