L’esperienza poetica di Paolo Maria Rocco

L’esperienza poetica di Paolo Maria Rocco

Presentati a Montemaggiore al Metauro “I Canti”, una raccolta di grande interesse nella poesia contemporanea

L’esperienza poetica di Paolo Maria Rocco L’esperienza poetica di Paolo Maria Rocco L’esperienza poetica di Paolo Maria Rocco

di GEMMA NATALI CONVERSANO

MONTEMAGGIORE AL METAURO – A volte, mentre ci accingiamo a leggere un’opera letteraria, vengono in mente concetti, pensieri che si avvertono sedimentati dentro di noi non si sa bene perché, forse per una concordanza di disposizioni d’animo, forse perché inducono a scoprire corrispondenze in una certa visione della vita tra chi le ha pronunciate o scritte e chi le riceve, o anche perché rivelano qualcosa della quale avvertiamo la mancanza. Sicuramente ci rendiamo conto che si tratta di idee che lasciano in noi una impronta duratura e che incidono nel nostro modo di percepire l’esistente. Così, qualche giorno fa partecipando alla presentazione del libro di poesie “I Canti” di Paolo Maria Rocco a Montemaggiore al Metauro, le parole della curatrice, professoressa Katia Migliori, e quelle delle poesie da lei lette e interpretate, tratte da I Canti (Editore BastogiLibri di Roma), mi hanno portato alla memoria parole, idee che ho conservato, di un grande scrittore francese. Prima di dire quali siano questi pensieri e chi li ha scritti, devo aggiungere che l’incontro con l’Autore, svoltosi nel Centro Studi Mario Luzi, non è stato come l’immaginavo.

A cominciare dalla scelta del luogo: il paese dell’entroterra settentrionale marchigiano in cui il grande poeta Mario Luzi era di casa ma che rimane uno spazio periferico e per questo privilegiato come luogo nel quale appuntamenti di questo genere possono riscuotere un interesse che in altre località non è così partecipato anche se, si deve dire, non sempre correttamente sostenuto dagli amministratori pubblici che, l’altro giorno, purtroppo hanno brillato per la loro assenza. Katia Migliori ci ha parlato dell’Autore dei Canti, prima di affrontare il discorso sulla sua poesia. Abbiamo scoperto così che Paolo Maria Rocco è stato allievo della stessa Migliori all’Università di Urbino: «Un allievo tra i migliori –ha detto la docente e fondatrice del Centro-, tra i più competenti e preparati che io abbia avuto nei lunghi anni della mia permanenza all’Università. P.M. Rocco ha avuto modo di distinguersi durante il suo percorso universitario non solo come studente ma anche soprattutto come studioso. E’ un fine traduttore dal francese, ha strumenti da sensibile critico letterario come ha dimostrato in diversi suoi interventi, è un poeta con diverse pubblicazioni su riviste e antologie, e oggi con un bel libro che ci consegna una voce nuova nella Poesia, e scrittore di narrativa. Un poeta dallo stile inconfondibile e significativo laddove anche le strategie linguistiche messe in opera sollecitano un estremo interesse verso la sua scrittura, così come per la struttura del verso che a volte si distingue per il carattere di narrazione che imprime ad alcune sue poesie».

La conversazione con l’Autore è proseguita con la puntualizzazione dei contenuti dei Canti (tre dei quali, lo ricordiamo, sono stati pubblicati anche a cura della Fondazione M.Luzi di Roma nell’Antologia della Poesia Contemporanea 2015) sui quali è intervenuto in seguito P.M.Rocco soffermandosi in particolare sull’orfismo della sua opera, nel richiamo, quindi, al Sacro che dimora nell’Uomo e che, sintetizziamo, «la Poesia rigenera, sollecitandoci a riconoscere nella nostra anima, come nella lettura del Mito, il riverbero di quella scintilla che ci rende prossimi al divino». In conclusione, dopo circa due ore, il commiato dalla Poesia e da Montemaggiore al Metauro è stato preceduto da domande che alcuni intervenuti hanno posto all’Autore, circostanziate e pertinenti quasi a voler rimarcare che, come diceva M. Proust, il grande scrittore francese che la presentazione e la lettura de I Canti mi ha indotto a ricordare, «il cammino del pensiero nel lavoro solitario della creazione artistica avviene nel senso della profondità, la sola direzione che non ci sia preclusa, in cui possiamo progredire, con più fatica, è vero, verso un risultato di verità».

Ag – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.laltrogiornale.it