A Urbino spariscono gli archivi e nessuno si muove

A Urbino spariscono gli archivi e nessuno si muove

Ermanno Torrico polemizza con l’assessore Crespini

A Urbino spariscono gli archivi e nessuno si muoveURBINO – Da Ermanno Torrico riceviamo e pubblichiamo: “L’assessore Crespini non scherza, fa sempre tutto alla grande, manca solo il giovanilistico ‘evvai!’. Ma forse anche per lei sarebbe troppo. L’importante è stupire, autocelebrarsi, e chi se frega se poi la realtà è molto diversa… Sopra la Casa della poesia voluta da Sgarbi, nel palazzo Odasi di via Valerio, la nostra ‘assessora all’albero’, appellativo brillantemente coniato dall’amico Malerba, ha dichiarato di aver collocato la ‘Casa del Jazz’ e tra poco vi avrà sede anche un’Accademia musicale”.

Dato che in quella via c’è già la plurisecolare ‘Cappella musicale’ perché non denominarla ‘via della musica’? “Certo che non potremmo concorrere con Pesaro che proprio in questi giorni si è autodefinita ‘città della musica’. Parodiare le iniziative altrui non è peccato”. Gli ambienti della ‘Casa del jazz’ erano occupati dall’ ‘Urbino Jazz Club’ fondato il 31 luglio 2014. “Ora, premesso che apprezziamo il jazz ed è positivo che se ne stimoli la conoscenza e la diffusione, delle due l’una: l’ ‘Urbino Jazz Club’ è assorbito dalla ‘Casa del Jazz’ o ne diventa un ospite in attesa che altri se ne aggiungano? Ad ogni buon conto anche se non si sentiva il bisogno di una ‘Casa del Jazz’ sovrapponibile all’ ‘Urbino Jazz Club’, l’importante è che i giornali parlino delle iniziative di Crespini e dei suoi effetti speciali”. E quanto ideato da Sgarbi, assessore alla rivoluzione? “Per ora continua a tacere di fronte ad un’altra invasione di campo”. Via Valerio diventerà la ‘vera via delle arti’ che, grazie alla Crespini, ‘non sarà più evocata ma … realizzata’.

“Evocata da chi? quando? come? In realtà si tratta di progetti vecchi e già falliti, dal tentativo di realizzare botteghe artigiane nei vani sottostanti l’imponete muro di sostegno dell’ Orto botanico dal lato di S. Andrea, risalente addirittura agli anni Ottanta, alla chiusura, ormai totale degli esercizi commerciali aperti da pochi anni all’interno del Collegio Raffaello”. L’affermazione di Crespini relativa all’occupazione di tre stanze di palazzo Gherardi, l’ex tribunale, per trasferirvi un po’ di materiale archivistico del Comune?

“Si è ancora molto lontani dal completo recupero dell’immobile, che dovrebbe ospitare il ‘Polo archivistico territoriale’, per l’insufficienza dei finanziamenti già denunciata nel settembre del 2010 in una laboriosa e dettagliata inchiesta dell’ex presidente della Commissione cultura Francesco Colocci e da parte del sottoscritto. Al tempo tutte le nostre perplessità e denunce sullo stato di abbandono degli archivi e addirittura sulla sparizione degli archivi degli esposti e dell’ex ufficiale sanitario, non furono prese in considerazione, ma non subirono nemmeno smentite. Non si discusse nemmeno la nostra proposta di collocare il ‘Polo archivistico territoriale’ nella Data che avrebbe rappresentato una scelta migliore di quella di palazzo Gherardi (un altro palazzo Chiocci?) che difficilmente potrà ospitare, per ragioni di spazio, l’intero ‘Polo’. Si pensi che questo presuppone una struttura partecipata e multilaterale, di differente appartenenza istituzionale, che dovrà adottare la logica del fare sistema, una ripresa in forme nuove, più efficaci e meno costose, del cosiddetto ‘archivio di concentrazione’. Come si vede il problema è enorme: richiede un progetto credibile e risorse consistenti mentre Crespini lascia credere che tutto si risolva mettendo a disposizione tre stanze di palazzo Gherardi ripulite ed imbiancate di fresco”. Crespini afferma che a palazzo Gherardi saranno trasferiti i materiali dell’urbanistica, della ragioneria e dell’ufficio anagrafe, materiale ‘corrente e non storico’.

“E’ bene allora chiarire che l’accezione ‘non storico’ è impropria mentre quella corretta è di archivio di deposito. Ma allora non basterà ripulire e imbiancare i tre locali, come dichiara, senza realizzare quanto prevedono le norme in materia di conservazione: temperatura di 15/18 gradi, umidità del 30/60%, impianti anti incendio e periodica disinfestazione perché, trattandosi di un archivio di deposito, la giacenza prevista dalla normativa è di 40 anni prima dello scarto e del passaggio all’archivio storico”. E sulla Lovely Planet, editore australiano con partner in Italia nella EDT di Torino, che diffonde in tutto il mondo guide turistiche? “Dico solo questo: considerata l’importanza storico – artistica di Urbino, dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, è credibile che nell’edizione del 2016 della Planet la ‘via delle arti’ sarà segnalata come tra le cose più particolari della nostra città?”.

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Attenzione: “…Al tempo tutte le nostre perplessità e denunce sullo stato di abbandono degli archivi e addirittura sulla sparizione degli archivi degli esposti e dell’ex ufficiale sanitario, non furono prese in considerazione, ma non subirono nemmeno smentite…”. Dall’oggi al domani, secondo Torrico, spariscono due archivi e nessun si è mai mosso e si muove. Eppure ci sono leggi e norme di una scrupolosità unica per individuare i responsabili di sì tanto misfatto. (eg)

 

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