A Senigallia la politica sprofonda nella grande buca dell’ex Italcementi

A Senigallia la politica sprofonda nella grande buca dell’ex Italcementi

La vicenda di quest’area strategica della città, dove si prevedevano edificazioni, in cambio di oneri di urbanizzazione pesantissimi, mette in luce non solo il fallimento dell’imprenditore Lanari, ma anche quello (mai ammesso) dell’Amministrazione comunale

A Senigallia la politica sprofonda nella grande buca dell'ex Italcementi

di LEONARDO BADIOLI

SENIGALLIA – La vicenda dell’ex Italcementi a Senigallia, dove si prevedevano edificazioni in cambio di oneri di urbanizzazione pesantissimi e spettacolari, mette in luce non solo il fallimento dell’imprenditore Lanari, ma anche quello (mai ammesso) del Comune committente e di Banca Marche che aveva sostenuto finanziariamente la realizzazione delle opere.
In altre parole è il fallimento di un sistema politico.
C’è un quarto soggetto di cui non si dice mai niente: la Fondazione CARISJ. Come spiega Bassotti rispondendo all’interrogante Gianangeli (inchiesta jesina, figuriamoci!) la Fondazione non decide niente: si limita SOLO a nominare il Consiglio d’Amministrazione e a controllare i bilanci.
Vogliamo aggiungere che sono stati pretesi i dividendi anche quando sarebbe stato necessario fare invece accantonamenti per fronteggiare le crisi di liquidità? E che Banca d’Italia glielo aveva detto chiaro e tondo: non sostenete l’edilizia perché c’è la crisi? E che a guardare chi sono i componenti troviamo che la Fondazione Carisj ha come presidente un Bassotti assolto dalle condanne, e vicepresidente un ex sindaco di Senigallia, Mariani, dello stesso partito che controlla tutto. E che non passava giorno che qualche sindaco non sollecitasse il finanziamento di opere edilizie improbabili per lucrare oneri di urbanizzazione in modo da costruirci sopra il proprio prestigio e la propria carriera?
Non capire questo vuol dire non capire le cause del crack di Banca Marche; non voler capire questo significa essere oggettivamente complici della distorsione politica del sistema creditizio-amministrativo. Questa situazione cambia le carte in tavola.
Ma queste cose noi le avevamo dette e scritte e pubblicate e fatte conoscere con un gruppo di lavoro del Meetup dell’Onda nel 2014, prima del prevedibile (e previsto da noi, conti alla mano) fallimento dell’operazione. Sarà per questo che lo jesino Gianangeli ci ha escluso (per quanto in suo potere) dalla partecipazione alla lista del MoVimento 5 stelle? Noi siamo propensi a credere di sì. Basti guardare come fa oggi il pompiere sugli stessi tempi. Davanti per frenare.
Risultato: dove doveva sorgere l’opera edilizia con annessa allucinazione da oneri (ponte sopraelevato, albergo a 5 stelle e chi meno ne ha più ne metta) adesso c’è una grande buca in cui seppellire il futuro della città. In realtà preferiamo la buca alle costruzioni quando fossero realizzate, perché una buca non compromette il nostro futuro come avrebbero fatto quelle sostenendo di realizzarlo. Una buca è anche Banca Marche. Solo la politica (il Comune di Senigallia) resta in piedi (perché nessuno nemmeno del M5S soffia. Cascherebbe come una pera cotta al primo spintone.
Adesso siamo agli sgoccioli. Gli affossatori rilanciano: il Comune vuole i soldi del fallimento (e il giudice glieli nega, giustamente) e la Fondazione Carisj ricorre presso il Tar del Lazio contro il bail-in trascurando che sono stati loro la causa prima del tracollo. Lo stesso fa la Regione. I politici non muoiono mai e rinascono sempre. Anche tra quelli dell’antipolitica, a volte.

E adesso se avete voglia leggete qui sotto quanto pubblicato, dal Corriere Adriatico.

IL COMUNE DI SENIGALLIA (ossia la Giunta comunale): il 15 maggio 2015 presenta presso il Tribunale di Ancona Sezione Fallimentare una domanda di ammissione al passivo fallimentare per 40.008.300,36 euro.

IL GIUDICE delegato il 2 febbraio scorso invece decreta che il credito del Comune sul fallimento di Lanari ammonta a 4.300 euro + 2.900.693 con riserva “perché pende un contenzioso per l’accertamento dell’esistenza e della liquidità di crediti innanzi alle competenti commissioni tributarie, trattandosi quindi di crediti condizionati”. Il Giudice ha dunque “escluso 37.016.320 euro derivanti dalla convenzione urbanistica relativa all’area ex Sacelit Italcementi, oggetto di altri contenziosi”.

Un po’ lontanucci, vero, tra richiesta e accoglimento? Vogliamo adesso vedere le motivazioni dell’uno e dell’altro?

IL COMUNE: (ossia la Giunta Comunale eccetera) pretende di essere risarcita per conto della città che da anni, e chissà per quanti anni ancora, dovrà convivere con un’incompiuta che non ha prodotto el opere di urbanizzazione pattuite.

IL GIUDICE invece ricorda che “è pendente un ricorso al TAR Marche promosso dalla FORTEZZA s.r.l. di Lanari, poi riassunto dalla curatela, per la risoluzione della Convenzione per eccessiva onerosità, impossibilità sopravvenuta e forza maggiore, per la condotta della pubblica amministrazione per l’escussione della fidejussione e per l’imposizione di un cronoprogramma per realizzare opere di urbanizzazione”.

LA NOSTRA OPINIONE come già sanno quelli che ci seguono dai tempi del Meetup dell’Onda, è singolarmente vicina a quella del Giudice, in modo particolare dove parla della eccessiva onerosità della convenzione. Il fatto è però che noi esprimemmo questo parere già nel 2014, quando ancora nessuno parlava di fallimento, nè di Lanari nè della banca. Potrete rileggere il nostro dossier intitolato “Le torri di Carta”.
Questa è infatti la spiegazione che demmo allora, dopo avere attentamente studiato la crescita dei costi e degli oneri imposti alla dittà convenzionata; e la indicammo appunto come la causa principale della mancata vendita degli appartamenti. Costavano troppo perché l’imprenditore non ci stava dentro.
Ma questa è anche una concausa del crack della Banca Marche. Possiamo dunque riassumere la questione in questo modo: il Comune poteva favorire, attraverso la Fondazione che controlla la Banca, il credito a favore di Lanari, e forse l’ha fatto. Su questo prestito i protagonisti hanno costruito la loro reputazione e le loro carriere, salvo affondare il partner con le loro pretese di grandeur che l’impresa non ha retto. Chiunque poteva capirlo se l’abbiamo capito noi; e soprattutto doveva capirlo chi ha appoggiato su La Fortezza un piede così pesante da farla cadere. Possiamo solo osservare, per il momento, che le polizze fidejussorie ammontavano a 24.600.000 euro, metà garantite dalla Banca Marche (ne ebbe anche un rimbrotto dalla Banca di Roma), e il 50% dalla società Finword, oggi estinta. E questo per il momento può bastare, salvo per due piccole aggiunte:
1) Dal punto di vista della politica economica e urbanistica della città non avere realizzato quell’opera brutta e totalmente sbagliata può voltarsi nella nostra fortuna, se sapremo sostituirla con una più bella e giusta. Avessero costruito, quell’area sarebbe stata ipotecata per sempre.
2) Se c’è stato fallimento economico, ancora più grosso è quello politico, avendo anche coinvolto una Banca. Ed è una vergogna per questa città che la sua guida politica si scagli contro colui di cui aveva condiviso il programma fino a parlarne come del nostro futuro più radioso. Ma questa città è abitata da persone onorate, non da gente che volta le spalle quando le cose vanno male, e anzi gli salta addosso forse per far dimenticare che è proprio per causa loro che tutto è andato a rotoli. Per questo abbiamo titolato: “non fateci vergognare di questa città”.

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