“Troppi rischi con il nuovo impianto dei rifiuti di Casine di Ostra”

“Troppi rischi con il nuovo impianto dei rifiuti di Casine di Ostra”

Il Gruppo Società ed Ambiente di Senigallia ha cominciato da qualche tempo un’opera di sensibilizzazione e di informazione

"Troppi rischi con il nuovo impianto dei rifiuti di Casine di Ostra"

SENIGALLIA – Il Gruppo Società ed Ambiente di Senigallia, impegnato da anni nelle tematiche sociali ed ambientali della nostra zona, ha cominciato da qualche tempo un’opera di sensibilizzazione e di informazione circa i rischi che potrebbe comportare la realizzazione di un impianto di trasformazione del rifiuto umido in zona Casine di Ostra, che attualmente è in attesa di ricevere dalla Regione e dagli altri Enti del nostro territorio l’Autorizzazione Integrata Ambientale. L’impianto in questione metterà in atto un processo di “digestione anaerobica” cioè un meccanismo che trasforma il rifiuto organico degradandolo fino a trasformarlo in “digestato”, un prodotto che, dopo la sua trasformazione, non è più considerato un rifiuto organico, ma un rifiuto speciale, proprio per le caratteristiche organolettiche e chimiche che lo stesso assume. Stiamo parlando di una struttura in grado di lavorare 45 mila tonnellate di rifiuti producendo, dopo la “digestione”, una buona quantità di sottoprodotti e scarti che devono essere stoccati in attesa di essere trasferiti alla loro destinazione finale. 

L’impianto, una volta messo in funzione, potrà contenere per poi trasformarlo in digestato l’intera produzione di rifiuto organico della Provincia di Ancona. L’area su cui dovrebbe sorgere l’impianto è nella zona ZIPA di Casine di Ostra, e nel maggio del 2014 fu una delle zone ad essere allagate, durante l’alluvione, di cui Senigallia vive ancora le conseguenze. Ecco perché la scelta del luogo genera in noi parecchie perplessità. Fermo restando che la struttura sia solida, sicura e affidabile, rimane il dubbio della sua collocazione in una zona che ha già ampiamente dimostrato tutta la sua vulnerabilità. Quanto accaduto avrebbe dovuto indurre le autorità competenti a dichiarare esondabile l’area e quindi ad impedire l’edificazione, a maggior ragione di un imponente impianto di trasformazione del rifiuto organico in digestato.

Purtroppo abbiamo avuto notizia che la perimetrazione dell’area non è mai avvenuta, un fatto che lascia davvero perplessi viste le conseguenze che tali condotte producono sulla nostra vita. Abbiamo peraltro notizia che la Conferenza dei Servizi (tavolo tecnico cui prendono parte a vario titolo Regione, Provincia, Comuni, Autorità di Bacino, Sovrintendenza, ARPAM), sia propensa a rilasciare l’autorizzazione a costruire l’impianto nel lotto alluvionato nel maggio 2014, limitandosi a richiedere un piano di mitigazione del rischio idrogeologico, finalizzato a far defluire meglio l’acqua al Fiume Misa. Data l’importanza del progetto e la conclamata criticità dell’area riteniamo che una maggiore riflessione da parte di tutti gli Enti preposti al rilascio del parere sia doverosa.

Non capiamo perché dopo quanto accaduto con l’alluvione ci si ostini a permettere di costruire un simile impianto in un’area che si è dimostrata così pericolosa solo pochi mesi orsono, magari ricorrendo a opere umane che dovrebbero mitigare il rischio che quell’evento si ripeta. Noi non vogliamo ridurre il rischio, vogliamo che la popolazione non lo corra. Per questo cominceremo sin da domani a fare un’opera di informazione e di raccolta firme tra la popolazione da inviare a tutti i soggetti coinvolti nella procedura di Autorizzazione Integrale Ambientale di quell’impianto, affinché si rendano conto e siano responsabilizzati sui rischi che una tale opera potrebbe rappresentare per decine di migliaia di persone. Data l’imminenza dell’autorizzazione e l’urgenza del problema stiamo contattando tutte le istituzioni, tutti i movimenti politici, tutte le associazioni locali e tutti quelli che ci vorranno dare una mano, affinché condividano con noi questo percorso e ci aiutino a raccogliere le firme necessarie a far comprendere agli organi ed agli Enti coinvolti in questo procedimento, che data la triste esperienza dell’alluvione, almeno per le nuove costruzioni, il rischio non può essere mitigato ma va eliminato con il divieto di edificazione in quelle zone.

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