Ha senso violentare il calcio in questo modo?

SENIGALLIA / Ha senso violentare il calcio in questo modo? Il racconto dell’aggressione ad un giovane arbitro durante una partita di un campionato amatori

Ha senso violentare il calcio in questo modo?Storie di calcio, storie di violenza. Vi proponiamo il racconto di quanto accaduto durante una partita allo stadio delle Saline

di PATRIZIO VETULLI

SENIGALLIA – Dopo aver assistito a quello che sto per raccontarvi ho le prove della veridicità del detto che “il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie”. Mi sarebbe piaciuto raccontarvi di una papera di un portiere, un gol da 100 metri o una magia alla Messi, invece scrivo queste righe per sottoporre alla vostra attenzione un episodio di violenza nei confronti di un giovane arbitro di calcio. So bene che chi mi starà leggendo non sarà sicuramente meravigliato, d’altronde negli ultimi anni ne abbiamo viste di cotte e di crude nel mondo calcio. Partiamo dal principio. Abito a Senigallia, proprio nei pressi del campo sportivo delle Saline, e considerata la mia veneranda età e la mia spregiudicata passione per il calcio – soprattutto per le categorie minori – sono spesso sugli spalti per vedere qualche partitaccia ignorante: Amatori, Terza o Seconda Categoria, settore giovanile, ecc. Proprio mercoledì mi sono imbattuto in un match per veri amanti del genere: al campo sportivo, agli ordini di un arbitro AIA della sezione di Ancona, andava in scena una giornata del Campionato Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. Sì, questo torneo esiste sul serio e ben pochi lo conoscono. Non potevo dunque lasciarmi sfuggire il degno antipasto di Roma-Real della sera.

Nonostante sia una partita puramente amatoriale, sugli spalti assisto ad una contesa molto gradevole e combattuta tra le due formazioni in campo che, non l’ho ancora scritto, vedeva affrontarsi commercialisti ed esperti contabili di Ancona contro quelli di Avezzano.

La partita scivola via, tra azioni più o meno manovrate e lanci lunghi alla “viva il parroco!”, con la squadra di Ancona a metà del secondo tempo in vantaggio di due reti.  Avevo appena finito tutte le noccioline ed il match si stava avviando alla conclusione quando succede qualcosa che giudicare folle è un eufemismo. Su un fuorigioco fischiato dall’arbitro, l’attaccante locale, a gioco fermo, supera il portiere con un “cucchiaio” che per un attimo mi ha ricordato il Totti dei tempi d’oro. Applausi e risate sugli spalti. Gol annullato, giusto. Ammonizione per comportamento antisportivo, altrettanto giusta.

Tutto nella norma, voi direte, ma qui accade l’assurdo. Il portiere ospite, che forse non ha gradito la finezza della punta, nello slancio colpisce lo stesso giocatore con una ginocchiata. Scoppia una mezza rissa, l’arbitro espelle ed allontana immediatamente il portiere che dapprima rifila uno schiaffo al direttore di gara e non pago lo afferra mettendogli le mani sul viso nel tentativo di dargli una testata.

Non credevo a quello che stavo vedendo. Un distinto signore di mezza età che per una partita di calcio del tutto insulsa – passatemi l’aggettivo – mette le mani addosso ad un ragazzo che avrà avuto più o meno vent’anni. Che tristezza.

Mi alzo e abbandono lo stadio proprio quando l’arbitro ha sospeso definitivamente la partita a causa della violenza subita.

Non ci sono parole per giustificare un gesto simile, non ci sono parole per accettare che un ragazzo rischi di finire al pronto soccorso per far divertire chi si iscrive a questi tornei.

L’episodio mi ha lasciato l’amaro in bocca e spero che queste righe siano uno spunto di riflessione soprattutto per chi gioca nelle categorie minori. Ha senso violentare il calcio in questo modo?

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