Ecco chi erano i tre partigiani di Ostra fucilati nel 1944

Ecco chi erano i tre partigiani di Ostra fucilati nel 1944. Sabato mattina Pietro Brutti, Amedeo Galassi e Alessandro Maggini saranno ricordati con una cerimonia

Ecco chi erano i tre partigiani di Ostra fucilati nel 1944 / OSTRA – Sabato 6 febbraio la Città di Ostra ricorderà i tragici fatti del 1944, quando dopo un processo sommario, vennero portati sotto il muro di cinta del paese e lì fucilati i tre partigiani: Piero Brutti, Amedeo Galassi e Alessandro Maggini.  Il programma della ricorrenza prevede alle ore 9,30 il raduno in Piazza dei Martiri, il corteo diretto al Cippo di via dei Partigiani, stesso percorso del 1944 e la deposizione di Corona d’alloro e commemorazione.

Al riguardo registriamo un intervento dello storico Giancarlo Barchiesi sui tre partigiani di Ostra

Ecco chi erano i tre partigiani di Ostra fucilati nel 1944Brutti Pietro

(26/02/1906 – 06/02/1944) – anni 38

Partigiano combattente nella lotta di Resistenza, Pietro nacque in una famiglia contadina patriarcale di inizio ‘900 da Michele e da Maria Orazietti che, si dice, ebbero 21 figli. Subito al lavoro frequentò la scuola limitandosi alle prime classi. Dopo il servizio militare il 26 aprile del 1928 si sposò con Elisa Chiaraluce da cui ebbe 6 figli. Lasciato il lavoro di muratore, si diede al lavoro della terra prima ad Ostra, poi dal dicembre 1930 a Corinaldo, successivamente nel 1932 Settebagni e infine dal 1934 a Roma. Qui vendeva i propri prodotti prima al mercato, poi aprì un negozio. Ebbe corrispondenza con il cugino Sante Brutti che nel 1930 era emigrato a Brignoud in Francia, dove aveva abbracciato la lotta antifascista diventando segretario di partito. In una lettera a Pietro affermava “ora vado sopra i banchi a fare dei discorsi”. Pietro fece poi ritorno ad Ostra in concomitanza con il secondo conflitto bellico. Gli ideali di uguaglianza e l’opposizione al regime fascista, sino ad allora espressi teoricamente, si concretizzano nella sua Città natale, tanto che nella lotta antifascista divenne il maggiore esponente e guidò il Distaccamento d’Assalto “Garibaldi” che fu uno dei primi distaccamenti della brigata Garibaldi Marche, a sua volta tra le prime riconosciute in Italia: la quinta. Vari sono stati gli avvenimenti che lo hanno visto partecipe in prima persona.

Nel 1969 Pietro Brutti venne decorato con medaglia d’argento al Valor Militare alla memoria.

Questo il testo della lettera scritta alla famiglia il pomeriggio del 6 febbraio 1944 poco prima dell’esecuzione capitale.

Ecco chi erano i tre partigiani di Ostra fucilati nel 1944 Cara Elisa,

   perdonami l’abbandono della tua compagnia. Iddio ti aiuterà: te e i nostri cari figli.    Baci caldi a te, a Vito, Eliuccio, Marino e Delia.   Iddio vi benedica. Non piangere per me. Moro felice. Nemmeno una lagrima mi cade.    Il cuore si spezza pensare te. Perdonami. Baci cari.   Per ultima parola ti dico: Iddio ti benedica.

                                                                                                                                                    Brutti Pietro.

   Fratello caro, pensa i figli miei.   Controlla i miei ossia i loro affari.

                                                                                                                                                    Pietro. Baci cari.

Amedeo Galassi

(Ostra 8/2/1922 – Ostra 6 febbraio 1944) – anni 21

Forse fu vice-comandante dei partigiani di Ostra. Morì a 21 anni. Nacque ad Ostra l’8 febbraio 1922, nono figlio di Paolino e Palmira Bartolini, piccoli proprietari terrieri che avevano fatto fortuna negli Stati Uniti d’America nelle piantagioni di cotone di Sunny Side nell’Arkansas, lungo la piana del Mississippi. Diplomato Perito Agrario, con la prospettiva di un brillante avvenire professionale, si distingueva dai popolani per l’abbigliamento ricercato e alla moda. Era considerato in paese un buon partito. Tutta la famiglia era filogovernativa.  Il 6 febbraio 1944, nel corso del rastrellamento, Amedeo venne fermato poco lontano dalla sua abitazione e trovato in possesso di una pistola e quindi arrestato. Fatto salire su un camion con altri rastrellati venne portato in comune, dove, dopo un sommario processo, venne fucilato insieme ad altri due compagni. Nel 1947 Amedeo riceve il riconoscimento alla memoria per aver partecipato con onore alle Brigate d’Assalto “Garibaldi”. Poi nel 1969 la Medaglia di bronzo al Valor Militare.

Questo il testo della lettera scritta alla famiglia il pomeriggio del 6.2.1944 poco prima dell’esecuzione capitale.

Mamma mia e babbo caro,

chi per la sua idea muore non muore mai;

chi per la sua idea muore vissuto è assai.

Iddio che atterra e suscita mi perdonerà.

Cari, tutti:non versate una lacrima.

Mi hanno percosso, debbo morire.

Io muoio contento.

Cercate di dar comunicazione a Bolzano.

Amate e soccorrete a quanti io ho voluto tanto bene

Non escludete fra le persone care la Signorina Luisa.

Addio mamma e babbo.

Amedeo

A completamento del testo riportiamo un’annotazione del prof. Giovanni Ricciotti.

La lettera scritta di getto è ricca di riferimenti colti: “chi per la sua idea muore, vissuto è assai” è una variazione dei versi “chi per la patria muor vissuto è assai” a sua volta variazione popolare dei versi “chi per la gloria muor / vissuto è assai…” – dall’opera di Saverio Mercadante (1795-1870) Donna Caritea (atto I, scena 9a) – che i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, martiri del Risorgimento nel 1844, si misero a cantare dopo aver appreso, nel carcere di Cosenza, la sentenza che li condannava a morte. Dal Risorgimento è passata alla Resistenza, che per molti fu appunto un secondo Risorgimento e la si ritrova usata anche da Domenico Rasi che nella lettera inviata ai genitori poche ore prima della fucilazione il 24 giugno 1944 scrive:

«Chi per la Patria muore, vissuto è assai!! Ho vent’anni ma già sento di aver vissuto abbastanza. La vita non poteva darmi di più. Non abbiatene contro coloro che mi hanno condotto alla tomba; sono giovani sconsiderati! »

Iddio che atterra e suscita

È una citazione del Manzoni da “Il cinque maggio”, v. 105. “Il Dio che atterra e suscita”.

Ecco chi erano i tre partigiani di Ostra fucilati nel 1944Alessandro Maggini

(Ancona 1° marzo 1924 – Ostra 6 febbraio 1944) – anni 20

Nato ad Ancona il 1° marzo 1924, fucilato ad Ostra il 6 febbraio 1944, studente, Medaglia d’argento al Valor militare alla memoria. Nato in una famiglia operaia, aveva frequentato le Magistrali e si era così iscritto a Magistero all’Università di Urbino. Alternando il lavoro allo studio, aveva avuto modo di collegarsi agli ambienti antifascisti clandestini marchigiani. Fu così che, dopo l’armistizio, il giovane studente s’impegnò nella resistenza armata. Nel novembre del ’43 partecipò alle lezioni presso la scuola di formazione per commissari politici a Sappanico.  Nominato commissario politico (con il nome di battaglia di Doro), nella seconda decade di gennaio 1944 venne assegnato al distaccamento del G.A.P. di Ostra dove Maggini si distinse in varie azioni; la prima azione fu quella dell’assalto alla caserma dei carabiniere di Serra de Conti. La zona di Ostra era molto pericolosa, perché “la popolazione aveva una lunga tradizione di obbedienza filo cattolica, voleva rimanere “tranquilla” e i gerarchi fascisti locali godevano di una solida accettazione sociale” (Fazzoletti rossi: tre vite diverse una scelta comune: “ribelli”, 2008, p. 135); inoltre proprio lì era stato ucciso un ufficiale tedesco, ed essi volevano a tutti i costi vendicare l’amico caduto. La situazione si era ulteriormente aggravata dopo l’assalto alla caserma locale. Durante un rastrellamento condotto in forze dai nazifascisti la delazione di un paio di amici gli fu fatale. Catturato con Pietro Brutti e Amedeo Galassi, fu sottoposto assieme ai suoi compagni a un sommario processo. Fatti salire su una camionetta con le mani legate dietro la schiena, li condussero, passando per la via principale del paese, al Mercatale dove furono fucilati. Morì il 6 febbraio 1944 e inizialmente fu sepolto ad Ostra; il 20 ottobre 1945 la salma fu portata ad Ancona.

Ecco chi erano i tre partigiani di Ostra fucilati nel 1944Il “fazzoletto rosso” di partigiano che portava al collo venne consegnato al partito comunista per sua espressa volontà, poi la madre lo volle con sé nella tomba. Alcuni mesi dopo il distaccamento di Ostra si divise in due: uno prese il nome di “Galassi” l’altro di “Maggini”, così come la via di Ancona dove abitava la sua famiglia: da via Salita Pinocchio divenne via Alessandro Maggini, e il Circolo culturale regionale. Analogo gesto fu fatto dall’Amministrazione Comunale di Ostra che, a ricordo dei Partigiani caduti in combattimento o nelle imboscate, affisse una lapide marmorea all’esterno dell’edificio comunale, a destra della scalinata di accesso al Municipio.

Motivazione della ricompensa al Valor militare: “Entrato all’armistizio nel movimento della resistenza della sua zona portandovi entusiasmo e fede, Alessandro Maggini si dedicò ad un’attiva opera organizzativa e con una formazione partigiana partecipò a numerose azioni distinguendosi per audacia e spirito d’iniziativa. Nel corso di un violento rastrellamento nemico, effettuato con grande impiego di uomini e mezzi, cadde prigioniero. Sottoposto a duri interrogatori, non rivelò nulla che potesse nuocere alla sua formazione. Condannato a morte, affrontò il plotone di esecuzione con grande fierezza e cadde cantando un inno patriottico”.

 

 

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